Mettete in valigia i vostri razzi. L’ultimo parco nazionale potrebbe essere la Luna. Mentre la NASA non ha in programma di tornare lì tanto presto, i turisti spaziali affolleranno i luoghi dello sbarco lunare nel prossimo futuro. Questa notizia ha contribuito ad alimentare uno sforzo nascente di dichiarare i siti di allunaggio come luoghi storici o parchi nazionali, per assicurarsi che i siti siano protetti adeguatamente.
“I saccheggi di reperti lunari sarebbero un grave danno”, dice l’archeologo Beth O’Leary della New Mexico State University di Las Cruces. Il saccheggio è la rovina dei siti archeologici, e O’Leary ha guidato gli sforzi per proteggere i siti di atterraggio lunare prima che i turisti lascino la Terra. Dal 1969 al 1972, la NASA ha condotto sei missioni spaziali con equipaggio sulla Luna. Ognuna è atterrata in un punto diverso, ma in tutte le circostanze gli astronauti americani hanno lasciato artefatti. Il primo, Apollo 11, ad esempio ha lasciato oggetti come una videocamera, una Lunar Tv, alcune provette di urina e così via.
L’agenzia spaziale ha rilasciato le linee guida sulla protezione dei siti di allunaggio e dei suoi artefatti. Esse prevedono una no-fly zone per circa 1.200 acri intorno al sito di atterraggio dell’Apollo 11 (la prima missione) e dell’ultimo Apollo 17. In base a tali linee guida, i turisti possono camminare entro 82 metri dal sito di atterraggio dell’Apollo 11, dove Neil Armstrong ha compiuto “un piccolo passo per l’uomo,” il 20 luglio 1969.
Che fretta c’è? La NASA ha cominciato a ricevere domande da oltre 20 squadre in competizione per i 30 milioni dollari offerti da Google per il Google Lunar X Prize, che ha l’obiettivo di portare in sicurezza un robot sulla superficie della Luna con il minimo della spesa e senza finanziamenti statali. Parte del premio comporta la guida del robot per circa un terzo di miglio sulla Luna. E chi vorrebbe vedere le impronte di Armstrong cancellate da una traccia robot?

