Il Dipartimento di Giustizia americano vuole fare chiarezza sulla presunta pratica di fissaggio dei prezzi degli ebook ad opera di Apple, che mirava a contrastare Amazon e ad aumentare i ricavi sugli ebook venduti. Apple, insieme a cinque editori (Hachette Libre, Harper Collins, Simon & Schuster, Penguin e il proprietario tedesco di Macmillan) sono sospettati di “pratiche anticoncorrenziali” per il modo in cui hanno venduto gli e-book sul mercato europeo, cospirando contro Amazon per farle abbandonare la politica dei prezzi aggressivi, troppo vantaggiosa per i consumatori.

Apple afferma di essere stata vittima di teorie cospirative. In particolare, la speculazione è partita delle osservazioni fatte da Steve Jobs a Walt Mossberg prima del lancio del primo iPad, dove ha profeticamente osservato che “i prezzi saranno gli stessi” in riferimento al Kindle Store di Amazon; il problema è che il successivo aumento dei prezzi degli ebooks suggerisce una collusione tra Apple e gli editori, per aumentare i prezzi su tutta la linea.

Apple sostiene che i prezzi di Amazon erano artificialmente bassi, e utilizzando un modello di agenzia i publish hanno ripristinato la normalità.

Prima che Apple entrasse nel mercato eBook, Amazon, il più grande libraio del paese, aveva il 90% del mercato degli eBooks, venduti a meno del loro costo all’ingrosso. Non avendo voglia di sostenere le perdite che sarebbero deriverate dalla vendita al dettaglio in un ambiente del genere, Apple ha negoziato individualmente con ciascuno degli Editori per offrirsi come agente di distribuzione in cambio di una commissione del 30% sulle vendite degli eBook.

Seguiremo gli sviluppi della vicenda, per maggiori informazioni potete leggere qui.

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