Vi ricordate del caso di San Bernardino? La vicenda che ha contrapposto Apple e l’FBI ha riempito le copertine dei giornali per diversi mesi, a causa dell’enorme posta messa in palio. Apple si è rifiutata di fornire al Federal Bureau of Investigation un software che permettesse di sbloccare un iPhone implicato in una vicenda di terrorismo, adducendo come motivazione il fatto che ciò avrebbe messo a repentaglio la sicurezza di tutti i suoi telefoni.

Dal canto suo, l’FBI ha prima messo alle corde Apple, portandola in tribunale nonostante l’aperto dissenso delle più importanti multinazionali – che evidentemente avevano ed hanno lo stesso timore di Apple – per poi archiviare il caso dopo essere riuscita finalmente ad accedere ai contenuti del telefono, grazie all’aiuto di hacker non ben identificati (provenienti forse da Israele).

iPhone FBI

Ebbene, l’iPhone al centro della questione è un iPhone 5C, e il metodo con il quale è stato sbloccato (che però non è valido per i dispositivi di generazione uguale o superiore all’iPhone 5S) dagli hacker è ancora sconosciuto. Sebbene il caso sia stato archiviato e Apple non abbia più nulla da temere – almeno per adesso – per quanto riguarda le questioni legali, il colosso di Cupertino adesso vorrebbe sapere in che modo l’FBI è riuscita a superare le barriere di sicurezza del suo iPhone per correggere la vulnerabilità e fare in modo che essa non possa più essere sfruttata in futuro.

E sembrerebbe che l’FBI non abbia alcuna intenzione di rivelare il proprio segreto ad Apple, stando a quanto riportato dal Wall Street Journal. L’ufficio governativo, infatti, per ottenere il tool che ha permesso di sbloccare l’iPhone, avrebbe dovuto sborsare la non indifferente cifra di 1,3 milioni di dollari. Della serie: non avete voluto aiutarci, e ci siamo dovuti arrivare da soli. Adesso, arrangiatevi.

Foto Huawei P8 lite Smartphone, Display 5.0" IPS, Dual Sim, Processore Octa-Core, Memoria 16 GB, Fotocamera 13 MP, Android 5.0, Bianco
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