Correva l’anno 2007. Nell’ universo di Call of Duty 4: Modern Warfare gli ultranazionalisti di Zakhaev stavano mettendo a repentaglio il sistema geopolitico occidentale con le loro mire terroristiche e le testate nucleari nascoste nella più classica delle basi missilistiche tipiche dei cattivoni. Alla fine della scena finale c’eravamo noi a salvare il pianeta, ancora una volta, ed a sbloccare il nostro obiettivo su di una console, mentre sparavamo senza pensarci due volte al nostro obiettivo, Zakhaev appunto.

Non penso che qualcuno sia stato turbato da queste scene. Immagino anzi che molti abbiano rigiocato la scena finale più di una volta, per rivedere la morte del “cattivo”, magari provando po’ di gaudio nel vederlo cadere. Ma in fondo non c’è male, è solo un videogioco, ed il rispetto per la morte non può esistere in un videogioco, dove tra l’altro la morte (che non è un ammasso di pixel che spruzza altri pixel rossi) non esiste nemmeno.

Oggi corre l’anno 2011. In Libia la rivolta del popolo Libico contro il dittatore Gheddafi, uomo politico estremamente ricco grazie ai suoi possedimenti petroliferi ed allo sfruttamento del suo popolo, ha portato alla sua cattura ed uccisione da parte dei ribelli, con la quale viene messa fine alla Guerra in Libia. Il cattivo in questo caso era lui.

Nella realtà c’è il dopo però. Ci sono i festeggiamenti dei Ribelli e le esultanze in piazza. I Libici festeggiano per la nuova libertà acquisita e per il futuro del paese, che ora può aspirare ad essere simile a quello delle nazioni più su geograficamente (sì, quelle in crisi) e sicuramente più libero rispetto al regime totalitario di prima.

Fin qui tutto mi torna.

Non mi torna invece l’euforismo che aleggia negli studi giornalistici e sulle pagine dei giornali. Il video di Gheddafi che viene trascinato fuori dalla sua auto e viene giustiziato con un colpo secco è diventato un cult. Tutti vogliono sapere come è morto il Rais, tutti vogliono vedere come è stato raggiunto (mi viene da dire sbloccato) l’obiettivo della cattura. Non basta una volta sola. Il video si rivede, si ascolta meglio, se ne cerca un altro, magari migliore. E poi? Non finisce qui. E’ veramente Gheddafi quello? Sotto a cercare le foto ed a confrontarle, cercando quella con la risoluzione più alta e con la messa a fuoco migliore. Per poi pubblicare il resoconto e darlo in pasto alla popolazione, perchè è doveroso far sapere, sennò che giornalista sei?

Ed allora che differenza c’è? Che differenza fa vedere il video della morte di Gheddafi sul notiziario delle 20:00 o la morte di Zakhaev sulla propria Xbox?

A quanto pare nessuna. Non esistono giornali che evitano di pubblicare le foto di un corpo seminudo e pieno di sangue. Si strumentalizza la morte, la si fa vedere perchè fa vendere. La violenza piace a tutti, e se il corpo del Rais impallinato alza l’audience di due punti percentuale allora mettiamolo in prima serata.

Eppure è un uomo morto quello. Un uomo vero.

E’ vero, Il rispetto per la morte non è mai esistito nel mondo dove gioco, ma pensavo esistesse ancora in quello dove vivo. Evidentemente mi sbagliavo.

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