“Visto uno, visti tutti” sentenzia una mia collega quando le parlo della mia dipendenza da FIFA. “Non hai nemmeno torto”, le rispondo io, non senza un po’ di perplessità verso me stesso.
In effetti, se ben ricordate i miei commenti sulla demo, poco meno di un mese fa, avevo parlato di differenze non così eclatanti, a un primo impatto. Il fenomeno dei giochi sportivi, titoli epocali a parte, ha poca familiarità con il concetto di rivoluzione. Si parla piuttosto di evoluzione, di mattoncini che, stagione dopo stagione, si sovrappongono nel tentativo di creare una simulazione il più possibile realistica e plausibile. Evolution soccer, appunto. Ed è proprio in virtù di questo processo di evoluzione che si determina la bontà, o perché no, la scarsità di un titolo sportivo rispetto all’edizione precedente. Lo “studio” del gioco è più circostanziato, mirato soprattutto su quegli aspetti per i quali si auspica un miglioramento. Le mie “letterine di Babbo Natale”, che idealmente invio a EA ogni anno, si basano proprio su questo approccio: cari sviluppatori, in FIFA(aggiungere numero a caso) ho apprezzato questo, quello e quell’altro, ma ci sono delle cose che non mi sono andate giù. Prego, provvedere.
In sede di recensione della demo ho iniziato a maturare un certo ottimismo per FIFA13. Ora, dopo dieci giorni di gioco intensivo e pressoché esclusivo della versione completa, posso stendere un primo bilancio. Positivo o negativo? Scopriamolo!


Quel tocco in più… 

A suo modo, FIFA12 è stato una sorta di pietra angolare per la serie: l’approccio alla partita completamente rivisto con l’introduzione della difesa tattica ha costretto milioni di giocatori a ridefinire il proprio stile di gioco. Per molti la cosa si è rivelata spiazzante, a tratti persino deleteria, ma a un anno di distanza si può ragionevolmente affermare che la scelta sia stata giusta. E’ innegabile che una ricalibrazione della fase, in modo tale da renderla più equilibrata, sarebbe stata la benvenuta. In realtà, dopo una corposa serie di partite in rete e non, l’impressione è che non ci siano state modifiche sostanziali, se non l’aggiunta di qualche animazione dall’efficacia alterna.


Ed è qui che entra in gioco la prima novità effettiva di FIFA13, ossia il famoso First Touch Control di cui si è già accennato parlando della demo. La differenza si avvertiva sin dalle prime partite, ma è solo testandolo a fondo, soprattutto nell’online, che si riesce a intuire la portata del suo peso specifico nelle dinamiche della partita. Come spiegavo nel precedente articolo, il FTC influisce sul primo tocco di palla del giocatore, con risultati variabili a seconda del coefficiente tecnico del medesimo. In una partita online, dove raramente il settaggio del ritmo di gara è impostato su un più plausibile e ragionato “lento”, è semplicemente il delirio. I fraseggi stretti con i quali si poteva veramente fare la differenza in FIFA12 sono letteralmente scomparsi, per far posto a scambi in cui è cruciale calcolare la postura del giocatore che effettua il passaggio e il movimento di colui che riceve il pallone. Il risultato è molto realistico. Fin troppo, oserei dire, visto che il gioco che ne risulta è spezzettato e talvolta approssimativo come in effetti si verifica sui campi da gioco reali.


Combinando il FTC alla difesa tattica si ottiene un’alchimia alquanto interessante, con un palleggio di squadra molto più difficoltoso che di conseguenza agevola il recupero dei difensori. 0 a 0 come se piovessero, quindi? Direi di no.


“Puntalo, che è scarso!” 

Il giocatore scarso destinato a essere puntato era il buon Bruno Cirillo, classico terzinaccio vecchio stile, e fin qua siamo tutti d’accordo. Ciò che lascia perplessi è chi effettivamente pronunciò questa frase. Un giocatore che, per dirla con Mughini, “non era Beckenbauer”: si trattava infatti di Marco Materazzi. Quella partita finì con un pugno recapitato sulla faccia del povero difensore, che allora militava nel Siena. Cirillo venne poi vendicato alcuni anni dopo da Zinedine Zidane, in una memorabile finale mondiale. Sì, bisogna ammetterlo, Zidane sbagliò quella sera: colpì troppo piano.


Questa introduzione, indubbiamente molto appassionante, serve a presentare un’altra interessante innovazione introdotta in (notate la splendida allitterazione di IN) FIFA13: una maggiore fluidità nelle azioni d’attacco.
Parrebbe un controsenso, alla luce di quanto illustrato nella sezione precedente, ma non è così. Quasi per ovviare a un palleggio più macchinoso e a una maggiore efficacia difensiva, EA introduce movimenti offensivi straordinariamente verosimili e pure gratificanti all’occhio. Ma ciò che più stupisce in positivo è il fatto che tali movimenti si concretizzino senza dover necessariamente impostare tattiche offensive o slider particolari. Quando la squadra recupera palla, i centrocampisti destinati a spingere (gli esterni o le mezz’ali, a seconda del modulo) cercano immediatamente di occupare le corsie libere, attaccando gli spazi e proponendosi per sovrapposizioni che, se sfruttate con il giusto tempismo, possono risultare devastanti. A ciò si aggiunga un set di collisioni tra i giocatori molto più bilanciato e veritiero rispetto all’edizione precedente, ed ecco che potremo imbastire trame offensive articolate ed estremamente spettacolari. La fisica dei cross è stata parzialmente rivista in meglio, e ora è molto più facile che il pallone sia recapitato alle punte con la precisione e la puntualità necessarie per finalizzare l’azione. I portieri paiono ancora discretamente sovrannaturali quando bersagliati dall’interno dell’area, ma se possibile, la gestione manuale dei tiri è ancora più precisa di quella di FIFA12. Il che significa che, con un po’ di allenamento, si potrà davvero mettere la palla dove si vuole.

Complessivamente, il gameplay di FIFA13 appare leggermente più veloce di quello del predecessore, più simile all’indiavolato ritmo di gioco della scorsa modalità Ultimate Team, per intenderci. Il che, paradossalmente, potrebbe rivelarsi più immediato per un neofita rispetto a chi ha sviscerato ogni singolo aspetto di FIFA12. Chi infatti faceva del fraseggio matematico la propria tattica vincente (compreso il sottoscritto), vomiterà improperi per tutte le prime partite, visto che il coefficiente di errore negli appoggi è aumentato vertiginosamente. Con FIFA13 bisogna essere rapidi nei movimenti, perché un centesimo di secondo di troppo nell’azione d’attacco si traduce nel recupero del difensore o nel fuorigioco dell’attaccante. E bisogna far muovere la palla, sbarazzarsene il più velocemente possibile, ma senza essere precipitosi, altrimenti il possesso andrà invariabilmente perduto. Immaginate di avere in campo undici Felipe Melo. Lo so che la prospettiva è agghiacciante, ma è l’unico modo per adottare il giusto approccio con la gestione del pallone. All’inizio sarà faticoso, ma a lungo andare la gratificazione sarà parecchia. Perché di gratificazione, FIFA13 ne può regalare a pacchi. Anzi, a pacchetti.

Modi e tempi 

Sì, probabilmente sono noioso fino alla nausea, ma ogni volta che parlo di FIFA devo per forza occuparmi dei menù. Per anni e anni ho nutrito la speranza di non perdere ulteriori capelli per lo stress di navigare tra opzioni e modalità del gioco, e per anni la mia alopecia androgenetica non ha accennato a placarsi. Sino a quando i menù intravisti nella demo di FIFA13 hanno acceso un barlume di speranza. E, udite udite, la speranza era ben riposta! Non perché mi sono svegliato una mattina con una chioma afro – purtroppo non è ancora successo – ma perché, rispetto alle ultime edizioni, le schermate di navigazione tra le varie modalità sono estremamente più intuitive e immediate. Sembra che la filosofia alla base sia quella Apple: ogni singola azione dev’essere eseguita in non più di due click. Stilisticamente c’è ancora parecchio da lavorare, e non sarebbe male che i designer EA masticassero qualche bel manuale di estetica bauhaus per la prossima edizione. Ma in generale il miglioramento è enorme. Soprattutto la rinnovata modalità Ultimate Team, diventata a tutti gli effetti un gestionale ricco di opzioni e possibilità, è organizzata con un’immediatezza direi quasi sconcertante, visti i precedenti. Idem per quanto riguarda Football Club, ora molto più facile da gestire e arricchito da un interessante negozio dove spendere gli XP accumulati in cambio di punti bonus per il Calciatore virtuale, esultanze particolari, oggettistica varia, nonché veri e propri punti da usare nei campionati online per salire in classifica. Un’opzione “Be a Moggi”, insomma.


Ottima anche l’eliminazione pressoché totale di tutti i punti morti del gioco, con salvataggi agili e veloci. E come non segnalare la possibilità di salvare una volta per tutte la propria formazione tipo online senza dover re-impostare modulo e undici iniziale prima di ogni partita? Alleluia! Era chiedere troppo?

Palla al centro?

L’impressione generale è che quest’anno sia stata prestata maggiore cura ai particolari, alle finezze, cioè a quegli aspetti che fanno la differenza tra un buon gioco e un grande gioco. Non siamo di fronte a un’annata spartiacque per la serie, ma non si tratta nemmeno di un FIFA12.2. o di un episodio di transizione.
FIFA13 ha tutto quel che di buono aveva apportato FIFA12, arricchito da migliorie di spessore quale il FTC e una marea di modalità interessanti (l’unica che non mi convince è la World Cup, una sorta di campionato online dove tutti i giocatori hanno un valore medio di 85. Decisamente troppo arcade…). Ma ciò che lo rende davvero grande è quel profumo di amore per il calcio che mancava nei precedenti episodi e che li rendeva così freddi: gli allenatori nell’area tecnica, le riserve che si scaldano a fondocampo, il giornalista inviato a bordocampo e tante altre piccole grandi cose che conferiscono all’esperienza complessiva un calore emotivo del tutto inedito alla serie.
Ecco il valore aggiunto di FIFA13. Ed ecco perché anche quest’anno il calcistico EA si merita il massimo dei voti.

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