Un Mostro a Parigi (Un monstre à Paris) è un banale film d’animazione francese per bambini, uscito nelle sale italiane verso la metà del novembre scorso. Il film però, più che per la qualità (discutibile) della pellicola, potrebbe diventare presto celebre come la più grande pietra di scandalo della storia di internet.

“Un Mostro a Parigi” blocca il filesharing italiano

Il 27 febbraio 2013 (più di tre mesi dopo dall’uscita nelle sale) la società italiana di distribuzione  del film “Un Mostro a Parigi” ha deciso di denunciare alla Procura della Repubblica di Roma tutte le violazioni del copyright riscontrate online relative al film in questione.

Dalla denuncia sono scattate le indagini della polizia postale, che ha portato in circa un mese all’oscuramento dei domini interessati dalla violazione del copyright del film Un Mostro a Parigi.

L’indagine ha portato anche al blocco dei DNS di alcuni dei più importanti servizi di file sharing del panorama di internet, tra cui Nowvideo, Nowdownload, Videopremium, Rapidgator, Bitshare, Cyberlocker, Clipshouse e Uploaded.

Secondo il Fatto Quotidiano, si tratta della più grande operazione di sequestro di contenuti su internet di un paese occidentale.

Quello che non è chiaro, è perchè non siano stati semplicemente rimossi i file in questione, senza rendere completamente inaccessibili tutti i portali di file sharing, che ricordiamo ospitano anche milioni di file perfettamente legali. Dalle carte risulta che il sequestro sia stato adottato proprio per quel solo film, presente tra milioni di altri files.

Per un solo audiovisivo di pochi bit è stato adottato un blocco che ha lasciato al buio centinaia di migliaia di utenti italiani che non hanno ovviamente  nulla a che vedere con questo film e che avevano semplicemente acquistato attraverso i sistemi premium la possibilità di scambiare file di grandi dimensioni. E, non sembra finita qui, dal momento che il Pm ha richiesto espressamente il sequestro dei domini, lasciando intravvedere una dimensione internazionale del sequestro.

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