Il Giappone sa bene che una buona difesa può risultare più letale di un attacco ( nonostante spesso si dica che un buon attacco è la migliore difesa!). Ma proprio seguendo questo spirito sembra che il Giappone stia mettendo appunto un’arma di difesa molto interessante per difendere i suoi confini digitali.

Potremmo definirlo un virus passivo, uno spietato cacciatore di taglie cibernetico. Il codice, in sviluppo con l’aiuto di Fujitsu, è in grado di individuare un pezzo di codice maligno che entra nel proprio raggio d’azione e ne segue le tracce informatiche lasciate dal suo passaggio fino ad arrivare alla sorgente dov’è nato. L’obiettivo è quello di eliminare velocemente la sorgente dov’è nato tale virus e anche tutte le postazioni “infette” dove è passato e che potrebbero oramai essere completamente compromesse.

Nasce spontaneo pensare l’ipotesi nel quale il software, per un motivo o per l’altro, sfugga al controllo o individui dei falsi positivi: lo scenario che si presenterebbe sarebbe degno di un sequel di terminator e i più scettisci continuano a vedere di cattivo occhio questa nuova “invenzione”. Altre informazioni potete trovarle nella fonte dell’articolo, qui.

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