Si chiama Google Timeline ed è una nuova funzione annunciata da Big G che integra Google Maps, Google Now e altre tecnologie come il cloud o i Google Glass al fine di depositare, letteralmente, i nostri ricordi nel cloud e renderli poi consultabili per sempre.

In pratica potremo fare ad esempio un viaggio, filmando le cose che per noi sono importanti e, grazie alla geolocalizzazione e al cloud, Google Timeline terrà traccia di tutti i nostri spostamenti, abbinando i filmati a ciascuna posizione. In seguito, anche a distanza di anni, potremo chiedere a Google Now o a quello che ci sarà all’epoca, di mostrarci un determinato posto dove siamo stati, o un nostro spostamento, visionando anche il fimato corrispondente, ma potremo anche porre domande su cose che non ricordiamo più, Timeline le ricorderà per noi. Ad esempio potremo chedere che quadri vedemmo a quella tal mostra di alcuni anni fa, o di mostrarci il tal monumento visto in un certo viaggio, o il concerto a cui abbiamo assistito… insomma qualsiasi cosa, a patto ovviamente che sia stata filmata e riversata nel cloud.

La notizia come immaginabile ha sollevato diverse perplessità, ma tutti si sono concentrati sul noto problema della privacy di chi viene casualmente ripreso, un po’ come accaduto già per Street View prima e per i Google Glass poi. Io invece vorrei riflettere un po’ su questo progressivo spostamento della memoria individuale dall’essere umano al Web e sulla tendenza alla reificazione.

google timeline

Quest’ultima si è affermata in Occidente sostanzialmente con la nascita della fotografia, anche se è diventata un fenomeno di massa solo nel momento in cui è stato possibile a tutti accedere a una macchina fotografica, quindi diciamo sostanzialmente dagli anni ’50.

E’ iniziato così un processo in cui tendiamo sempre più a oggettivare la nostra esperienza e le nostre emozioni, affidandole a un supporto esterno invece di accettare di vivere pienamente l’emozione del momento e poi, eventualmente, a distanza di anni, non ricordarla più così vividamente.

Una tendeza sicuramente legata anche all’introiezione del sistema produttivo attuale, a cui abbiamo finito per sottoporre anche i ricordi, prodotti serialmente e riproducibili in copie infinite, come qualsiasi altro prodotto.

Google Timeline porta alle estreme conseguenze questo processo, aprendo a nuovi problemi: affidare la nostra memoria al Web infatti la sottoporrà anzitutto a rischi di manipolazione digitale da cui adesso, nel nostro cervello, è al sicuro, a problemi di privacy e poi, soprattutto, a un rischio ancora più grande: che cioè i nostri ricordi, manifestandosi a richiesta in tutta la loro cruda realtà, senza il filtro romantico e un po’ distorcente, della malinconia, della gioia o di qualsiasi altro sentimento intervenga, si manifestino nella loro banalità, privi di quell’aura che ce li rende cari, trasformandoci forse in esseri cinici che non avranno più alcun interesse nei dati oggettivi del proprio passato. Voi cosa ne pensate?

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