Gli aggregatori di news sono siti costruiti, quasi sempre, con il principale intento di sfruttare articoli di altri siti/blog per ricavarne un continuo profitto tramite il posizionamento nei motori di ricerca e il conseguente afflusso di visitatori che cliccheranno sui banner. Sono siti solitamente molto scarni e riempiti di banner pubblicitari, che utilizzano sistemi automatizzati per raccogliere le news prestabilite dal suo creatore grazie ai noti feed RSS: in questo modo poco dopo che un sito nella lista dell’aggregatore pubblica un articolo, automaticamente l’aggregatore “gli ruberà l’articolo” pubblicandolo sul proprio sito e spesso senza neanche rimandare alla fonte originale.

Una pratica molto diffusa e che per molto è stato motivo di problemi per i webmaster di contenuti originali, che se non ben gestita potrebbe penalizzare il proprio sito agli occhi dei motori di ricerca quali Google. Ma a Big G conoscono anche queste pratiche e con il tempo hanno affinato i propri algoritmi facendo in modo di identificare quale sia la fonte originale da cui è derivato l’articolo. E’ bene specificare che un aggregatore non è necessariamente un elemento “negativo”, in quanto ne esistono anche di alcuni fatti con più criterio, nel quale il webmaster chiede alla propria fonte il permesso di includerlo o addirittura la necessità che sia esso stesso a richiedere di entrare a far parte del sito, con articoli che rimandano al testo completo sul sito originale e che in definitiva rappresentano un vantaggio per entrambi i siti in termini di visibilità.

Ma oggi parliamo proprio della prima tipologia di “feed aggregator” che in Germania sono stati additati dal governo Tedesco in quanto stanno valutando la possibilità di creare un dipartimento che sorvegli la rete in cerca di questi aggregatori e li tassi con una royalty fino a 12 mesi sui contenuti pubblicati, anche se al momento riguarderebbe solo ambienti commerciali. Questa non è di certo un’idea nuova, in quanto anche il Newspaper Licensing Agency del Regno Unito ha da un pò di tempo in mente questo piano.

Da ricordare il caso che in Belgio ha costretto Google News a pubblicare le proprie news a causa di questa piaga che aveva colpito il paese. In Germania la proposta ha ricevuto molti consensi, anche da autorità quali la German Federation of Newspaper Publishers and Association of German Magazine Publishers.Google e gli altri motori potrebbero quindi doversi adattare presto ad un rapido cambiamento nei propri risultati. E voi, cosa ne pensate di questa politica degli “aggregatori di news”?

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