La settimana scorsa vi abbiamo parlato dell’increscioso caso in cui Sony Pictures è incappata: un attacco hacker che avrebbe paralizzato i suoi uffici e portato al furto di informazioni riservate dai computer dei dipendenti.

I sospetti sono ricaduti su un gruppo che potrebbe essere stato assoldato dalla Nord Corea ed ora le cose continuano a mettersi male per Sony Pictrures. Gli hacker hanno infatti rilasciato pubblicamente alcuni documenti riservati. Oltre 33.000 file contenenti password di sistema,carte di credito, account social e numeri di Social Security di oltre 47.000 impiegati di Sony Pictures.

I numeri di Social Security sono un documento molto rilevante negli USA, equivalente al nostro codice fiscale. Tra le celebrità colpite da questo misfatto troviamo anche  Sylvester Stallone, Rebel Wilson e Judd Apatow. Stando al Wall Street Journal nei documenti possiamo trovare i numeri di Social Security a fianco delle informazioni sui salari, contratti con Sony e l’indirizzo di casa di tutti i lavoratori colpiti e anche di freelancer, alcuni dei quali non lavorano più con Sony dal 2000.

Stando a Buzzfeed tutti i documenti rubati non erano criptati ed erano lasciati in bella vista con nomi inequivocabili come “YouTube login passwords.xlsx.”. Oltre agli account social come YouTube, Facebook, Twitter e MySpace, i documenti contenevano anche informazioni di login per servizi come Bloomberg e Lexis/Nexis, oltre ad informazioni richieste per accedere ai costosi servizi offerti da aziende con sottoscrizione a piano mensile come ComScore e anche informazioni degli account Amazon e FedEx.

Il motivo dell’attacco è ancora ignoto anche se il gruppo di hacker che si firma #GOP è  probabile che venga dalla Nord Corea. Il suo leader aveva già avvisato infatti che non ci sarebbe stata pietà se gli USA non avessero censurato il film The Interview di Sony Pictures, dove Seth Rogens e James Franco devono tentare di assassinare il supremo leader Kim Jong Un della Nord Corea.

Stando all’agenzia investigativa FireEye e all’FBI, gli aggressori avrebbero utilizzato lo stesso metodo perpetuato nel 2013 ai danni di banche ed emittenti del Sud Corea. In una e-mail al sito The Verge, firmato dai presunti hacker, viene spiegato che lo scopo dell’attacco era a scopo di eguaglianza, inoltre un membro che si firma “Iena” avrebbe lasciato intendere che è stato possibile effettuare l’attacco grazie all’aiuto dello staff Sony.

Sony ha già risposto con un comunicato a questo atto specificando che si tratta di un “crimine da non sottovalutare” e offrirà ai clienti colpiti un anno di protezione dalle frodi, anche se potrebbe non essere sufficiente per gli impiegati che si sono visti pubblicate online le proprie informazioni personali.

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