La sospensione del ban di 90 giorni avrebbe dovuto calmare le acque, ma tutto starebbe procedendo verso l’altra direzione. Le tensioni stanno aumentando, dunque, soprattutto dopo la notizia dell’intenzione del governo cinese di creare una propria blacklist, all’interno della quale inserire le aziende straniere e le organizzazioni che la Cina ritiene inaffidabili.

Huawei Ban – Il possibile scenario

Google banna Huawei

La Cina istituirà un meccanismo che elenca le imprese straniere, le organizzazioni e gli individui che non rispettano le regole del mercato, violano i contratti , bloccano, interrompono la fornitura per ragioni non commerciali o danneggiano gravemente gli interessi legittimi delle società cinesi

E’ evidente che il blocco dei rapporti commerciali intrapreso dagli USA a discapito di Huawei è stato visto dalla Cina come un affronto difficile da digerire. La decisione di Trump ha interrotto con effetto immediato i rapporti tra Huawei e Google, che fornisce il sistema operativo Android per gli smartphone della casa cinese. Anche ARM ha reagito al divieto imposto dal presidente degli Stati Uniti, creando non pochi problemi a Huawei riguardo all’accesso ai brevetti ARM che sono alla base del funzionamento dei proprietari HiSilicon Kirin. Si parla ormai da tempo di un possibile sistema operativo alternativo ad Android che è in fase di sviluppo nel Quartiere Centrale di Huawei. Più complicato, invece, risolvere il problema relativo all’hardware.

La blacklist che la Cina sarebbe stilando non comprenderebbe solo le aziende americane, bensì anche compagnie straniere che hanno sostenuto in queste settimane la decisione di Trump. Parliamo, ad esempio, delle giapponesi Toshiba e Panasonic e della Britannica ARM.

Gao Feng, portavoce del Ministero del Commercio cinese, si è espresso così sulle ultime indiscrezioni:

la blacklist cinese sarebbe necessaria per proteggere le regole economiche e commerciali internazionali, nonché il sistema commerciale multilaterale, per opporsi all’unilateralismo, al protezionismo commerciale e per salvaguardare la sicurezza nazionale, gli interessi sociali e pubblici della Cina

Poi c’è la delicatissima questione delle Terre Rare, con l’intenzione del governo cinese di restringere le esportazioni verso gli USA dei rari minerali, essenziali per il loro impiego nei prodotti hi-tech e nelle automobili. La Cina è il più grande fornitore, forte del possedimento di circa il 35% delle riserve mondiali e della realizzazione del 70% delle miniere (nel 2018).

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Uno stallo politico-commerciale che rischia di peggiorare con il passare dei giorni. Il presidente cinese Xi Jinping e quello americano Trump si incontreranno al G-20 alla fine di giugno. Donald Trump ha dichiarato di non avere fretta di cercare un accordo, dunque il Summit che si terrà a fine mese potrebbe non rappresentare ancora il momento ideale per trovare la soluzione definitiva all’annosa questione!

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