Lo spartiacque è rappresentato dai processori Intel di ottava generazione, i Coffee Lake. Da questo momento in poi, infatti, Intel manterrà il riserbo sulle frequenze Turbo Boost in multi-core degli stessi processori, lasciando qualche dubbio e grattacapo agli utenti.

Intel Coffee Lake – Le motivazioni della scelta

E’ stata la stessa Intel a confermarlo. A partire da Coffee Lake non verranno più fornite informazioni sulla frequenza Turbo Boost in multi-core, garantendo, però, massima trasparenza per quanto concerne le frequenze base e quelle Turbo in single-core dei processori. La versione ufficiale è che una tale decisione è stata presa perché «…tutte le frequenze Turbo sono opportunistiche, data la loro dipendenza dalla configurazione di sistema e dai carichi di lavoro».

Perdita di trasparenza

La notizia non ha di certo messo di buon umore gli utenti, in particolare i geek, i più attenti alle dinamiche di funzionamento delle CPU dell’azienda americana. Si tratta, in effetti, di una perdita di trasparenza rispetto al passato; le informazioni di determinate frequenze, da questa generazione di processori, dovranno saltare fuori, quindi, da chi ha la possibilità di testare e di recensire tale hardware. Un processo poco immediato, a discapito degli utenti.

Informazioni dichiarare da Anandtech

Ci sono diverse letture della faccenda. C’è chi sostiene che Intel abbia adoperato questa filosofia per questioni legali. Non pubblicizzare alcune frequenze Turbo non darebbe garanzie agli utenti sulle stesse, con l’immediata conseguenza che l’azienda potrebbe mettere sul mercato CPU non selezionate (ossia non capaci di garantire frequenze Turbo Boost in multi-core prestabilite). Questo ragionamento troverebbe un’evidenza nella variegata pletora di motherboard di diversa costruzione. E’ lo stesso produttore di schede madri a sfruttare in maniera differente un processore Intel. Non avendo controllo diretto sugli OEM, la stessa casa americana avrebbe deciso di rimanere più misteriosa sulle potenzialità della stessa CPU.

C’è invece chi sostiene che la scelta è stata fatta per fini competitivi. Rilasciare informazioni dettagliate dei processori nel materiale tecnico e di marketing potrebbe dare vantaggi alla concorrenza (AMD, nello specifico), la quale sarebbe in grado di comprendere a fondo il comportamento dei prodotti Intel.

Cosa ne pensate della nuova strategia? Il danno nei confronti negli utenti è tale giustificare le polemiche scaturite da questa decisione?

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