Kim Dotcom, fondatore di Megavideo e Megaupload, ancora agli arresti domiciliari in Nuova Zelanda, è già pronto per una nuova avventura, ovviamente online, dal nome di Megabox. La differenza, questa volta, è che il servizio dovrebbe rispettare in pieno il diritto d’autore. La vittima illustre però c’è anche in questo caso: nientemeno, secondo i piani di Kim, che l’industria discografica mondiale.

Con il capitolo giudiziario di Megaupload ancora aperto, Kim Dotcom annuncia l’imminente sbarco sul web della sua nuova, rivoluzionaria creatura: Megabox.

Megabox – Cos’è

Il concetto alla base di Megabox è molto semplice e tutt’altro che nuovo. Dotcom promette a tutti i cantanti uno spazio online potenzialmente infinito dove poter vendere direttamente le proprie opere, senza l’intermediazione dei gruppi discografici o altre agenzie. Le vendite verranno poi ripartite con il 90% del ricavato all’artista ( molto più di quanto solitamente un artista guadagna dalle vendite dei CD) e il 10% rimarrebbe nelle tasche di Kim, o per meglio dire di Megabox.

Se Megabox dovesse riscuotere il successo ipotizzato da Kim Dotcom, sarebbe un colpo pesantissimo per le case discografiche, che verrebbero così estromesse completamente dal giro. Senza contare che l’assenza di intermediazione abbasserebbe ulteriormente i costi; il rapporto diretto tra artisti e acquirenti favorirebbe un pò tutti, tranne ovviamente i colossi dell’industria musicale.

[box_light]”Megabox rivoluzionerà l’industria della musica – commenta su Twitter Kim Dotcom – Artisti gioite. Il servizio sarà presto online e vi libererà dalle catene”.[/box_light]

Kim Dotcom con Steve Wozniak

Ma in questi giorni Kim Dotcom ha fatto scalpore non solo per Megabox, ma anche per una foto pubblicata che lo ritrae insieme al suo avvocato Ira Rothken e Steve Wozniak, fondatore di Apple.

Wozniak in persona ha chiarito la questione, spiegando che:

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«Quando qualcuno commette un crimine attraverso la posta, non si chiude l’ufficio postale. Quando i governi sognano di accusare di attività criminali il classico informatico che sta semplicemente gestendo un servizio di condivisione di file, o lo accusano di frode postale perché ha detto di aver rimosso i file quando ha soltanto rimosso i link, ciò prova quando sia debole il tentativo di estradizione. L’accusa sta cercando un appiglio. Peccato per il governo degli USA che Dotcom viva in Nuova Zelanda, dove si rispettano maggiormente i diritti umani».

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Sembra quindi abbastanza chiaro da che parte stia Steve Wozniak, che continua:

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«Sono perplesso e mi chiedo perché mai gli studios stiano perseguendo chi ha fatto più di quanto si possa immaginare per rimuovere i link che essi stessi volevano che fossero rimossi. Violare il copyright è sbagliato, così come lo è guidare oltre il limite di velocità. Ma non lasciamo che tutto ciò fermi il progresso dell’era digitale. Ricordo che Apple è stata la prima a trovare trovare un buon compromesso tramite iTunes. Grazie al cielo non è stato bloccato sul nascere».

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