Sulla falsariga dei colleghi statunitensi, anche il parlamento italiano ha deciso di porre un freno alla libertà sul web, con una proposta avanzata dalla Lega Nord.

Si tratta di introdurre una specie di “polizia del Web”, un sistema di giustizia privato che obbligherà gli hosting provider ad applicare un monitoraggio preventivo dei contenuti online e a rispondere alle denunce di qualsiasi soggetto privato e, secondo Luca Nicotra e Mario Staderini dei Radicali Italiani, “avrà l’effetto di incentivare la rimozione selvaggia dei contenuti di siti profit o non-profit come Wikipedia, Youtube, Google o Facebook”.

Una sorta di SOPA italiana, ma mentre negli USA, dopo la chiusura di Megaupload, si è deciso di rimandare le discusse norme in attesa che gli animi si plachino, in Italia c’è il rischio concreto che la proposta di Fava diventi legge.

Chiudiamo con le considerazioni dell’avvocato Guido Scorza, esperto di diritto di Internet, spiega: «Si sta, per un verso, ipotizzando di privatizzare la giustizia consentendo a chiunque di ottenere la rimozione di un contenuto dallo spazio pubblico telematico senza neppure passare da un giudice, semplicemente minacciando un fornitore di hosting di un’eventuale azione di responsabilità. Per altro verso, si sta subdolamente cercando di porre a carico dei fornitori di hosting un obbligo di sorveglianza in relazione ai contenuti pubblicati dagli utenti – ha continuato l’avvocato – trasformandoli in sceriffi della Rete, ruolo che non gli compete e che, come ormai universalmente accettato in ambito europeo, è bene non abbiano».

Grazie Elisabetta

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