Dopo giorni di (si fa per dire) pausa legale, si ritorna alla lotta dei brevetti. Sulle orme di Samsung, Motorola (che ricordiamo è controllata da Google) ha richiesto il codice sorgente di iOS 6 per analizzarlo e verificarne l’eventuale presenza di violazioni.

Tutto ha inizio nel 2010 con una serie di denunce presentate da entrambe le società – Apple e Motorola – che si sono susseguite fino a Gennaio 2012, prima che Google acquistasse Motorola. Lì Motorola accusò Apple per la violazione di sei dei suoi brevetti riguardanti le tecnologie legate alle antenne wireless, il software, il filtraggio di dati e la messaggistica e chiese, per verificare se i brevetti erano stati effettivamente violati, l’analisi del codice sorgente di OS X e iOS.

Nel mese di Giugno Motorola ha successo ma Apple non risponde alle richieste da parte di Google – effettuate il 30 maggio, il 7 agosto, il 25 ottobre e il 6 novembre – nella quale veniva richiesto proprio il codice sorgente. Nell’ultima domanda presentata allora viene richiesto ad Apple di indicare una data precisa per la presentazione del codice di iOS e siccome il 14 Dicembre è il termine ultimo per effettuare nuove accuse, Motorola vuole accelerare i tempi.

Rimangono quindi due settimane a Google – che potrebbe sfruttare la situazione strategicamente – per effettuare l’analisi del codice, e viste le decine di migliaia di righe è comprensibile la preoccupazione della società che teme di non poter completare l’operazione. Non si sa in che maniera verrà eseguita l’analisi, probabilmente su un server sicuro estremamente monitorato. Inoltre, Apple non dovrebbe rinviare ulteriormente il termine.

Così nella lotta dei brevetti si aggiunge Motorola, dopo che recentemente Apple ha aggiunto il Galaxy Tab 10.1, il Galaxy S III, il Galaxy SIII Mini e il Galaxy Note II con la risposta di Samsung che accusa di violazione l’iPhone 5 e l’iPad Mini.

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