Nota dell’autore: la versione testata è per console PS3.

Oltreoceano la stagione NBA 2011-2012 è ancora in alto mare, ma i giocatori di tutto il mondo si stanno divertendo con la nuova edizione del basket a stelle e strisce targato 2K già da un mese abbondante, in barba a lockout, serrate, contratti insoddisfacenti e sogni (destinati a rimanere tali) di Kobe a Bologna.

Qualche settimana fa, su queste stesse pagine, avevo vivisezionato la demo del gioco. Ora, dopo diverse sessioni con la versione definitiva, proverò a inquadrare le novità introdotte da NBA 2K12. Sempre che ce ne siano, è chiaro.

Palla a due

Come avrete avuto modo di capire dai miei precedenti articoli, sono convinto che il contorno abbia la stessa importanza della portata principale, e sotto questo punto di vista 2K dimostra da sempre un’attenzione maniacale per questo particolare aspetto: tra i vari pregi, la serie NBA è sempre spiccata per presentazioni curate, menù intelligenti e un estremo buon gusto nel comparto sonoro. D’altra parte non potrebbe essere altrimenti quando si ha a che fare con lo sport americano, che è sì agonismo, competizione, sangue e sudore, ma è soprattutto entertainment, nel significato più letterale del termine.

Celtics, gioco in post e la meravigliosa divisa vintage dei vecchi Washington Bullets. Cosa vuoi di più dalla vita?

2k12 non fa eccezione: un filmato introduttivo da lucciconi – il motivo lo spiegherò dopo –  fa da preludio a una comoda schermata divisa in sezioni che permettono di accedere alle varie modalità con un solo clic. Immediatezza, raffinatezza estetica e sintesi, questi sono i menù a cui ci ha abituato 2K. Toc toc, grafici EA, ci siete? Date un’occhiata e prendete appunti. Tanti appunti.

Via, tutti sul parquet per la prima amichevole: un classicone tra i miei Houston Rockets e gli immortali Boston Celtics. Entertainment, dicevamo, ed ecco la prima novità: un gustoso filmato introduttivo ad alto tasso di piacionismo, con giocatori che si atteggiano, ammiccano, si danno high five yo yo broda nigga muddafucca it’s da ghetto sulle note di brani pompatissimi. Piccola parentesi sulla soundtrack, sempre curatissima: la punta di diamante di questa edizione è Eminem (non si tratta della canzone migliore, comunque), ma ci sono anche ottimi pezzi di Kid Mac, Shinobi Ninja e via dicendo. Complessivamente non raggiunge l’apice di classe ed eterogeneità toccato con la miracolosa scaletta di NBA 2K11, ma il coefficiente di stile rimane sempre di qualità superiore.

In termini di gameplay si conferma quanto suggerito dalla demo: la tendenza predominante si è spostata principalmente sul gioco spalle a canestro, con un rinnovato parco finte e una maggiore efficacia delle azioni in post basso. D’altra parte 2K aveva insistito su quest’aspetto già nei primissimi video, proponendoci in tutte le salse azioni in stile “Dreamshake” del sempresialodato Hakeem Olajuwon e un Nowitzki ancora più immarcabile di quello pressoché onnipotente visto nei playoff della scorsa primavera.

Il basket è tornato prerogativa dei centroni, allora? Non esattamente.

Ti invieremo un' email a settimana, puoi cancellare l'iscrizione in qualunque momento.

Potrebbe interessarti anche:


LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Scrivi il tuo nome