Larry Bird, uno dei dodici Hall of Famer NBA presenti nel gioco.

Mercoledì 21 settembre è finalmente uscita l’attesissima demo PS3 del nuovo episodio della simulazione di basket americano targata 2K Sports.

Minimalista come da tradizione, consiste in 5 minuti di partita tra le due ultime finaliste NBA, i Miami Heat e i campioni in carica Dallas Mavericks, nella cornice dell’arena texana. Opzioni ridotte al minimo, nessuno schema applicabile, pick’n’roll a manetta e la speranza che Nowitzki sia ancora caldo come tre mesi fa. Si parte!

Naturalmente è impossibile farsi un’idea del gioco completo da soli cinque minuti di partita, ma ci sono comunque spunti interessanti che è giusto menzionare. A introdurre la partita c’è subito un bel filmato coreografico incentrato sui campionissimi delle due squadre, LeBron James e Dirk Nowitzki, in azione. L’impressione è che 2K abbia ulteriormente migliorato il già eccellente “contorno” alla partita, a mio avviso essenziale tanto quanto il gameplay. E dal paio di brani che si possono ascoltare a inizio e fine demo, si prospetta un’altra soundtrack di altissimo livello, tra rap di qualità, groove pompati e sufficientemente cazzoni, indie-rock giovane e non giovanilistico (nessuna traccia degli Strokes, quindi. Magic Johnson sia lodato!).

Da quei pochi menù che appaiono nel pre-partita, e richiamabili in qualsiasi momento, sembra che sia stata scelta la continuità: le finestre a tendina, immediate e organizzate con intuitività, sono le stesse della scorsa edizione, impreziosite anche stavolta con immagini dei giocatori più rappresentativi (e da tifoso dei Rockets, non posso che essere contento di vedere campeggiare Kevin Martin nel menù principale). Prima della palla a due viene illustrato il nuovo metodo per gestire i tiri liberi: si carica il tiro tenendo abbassato lo stick destro e lo si muove verso l’alto nel momento di massima elevazione del movimento di tiro. Per farsi un’idea più precisa bisognerà testarlo sui vari tipi di rilascio adottati dai giocatori, ma a prima vista appare più pratico del metodo dello scorso anno.

Via, finalmente si scende in campo! Il comparto grafico non sembra molto diverso da quello di NBA 2K11. D’accordo, si partiva già da standard eccellenti, però il dettaglio dei vari faccioni dei giocatori apparentemente non è cambiato di una virgola. Mi riservo il beneficio del dubbio sino a quando non testerò la versione completa. Ciò che invece sembra sensibilmente migliorato è il reparto delle animazioni, soprattutto per quanto riguarda le collisioni tra i giocatori: a un certo punto LeBron James mi sfugge, vola in penetrazione a canestro e schiaccia in faccia a Tyson Chandler subendo pure fallo, per una giocata complessiva di tre punti. Ma la rabbia per essere stato “posterizzato” (per la cronaca, alla fine l’ho vinta lo stesso la partita, con Rudy Fernandez che piazza quattro tiri liberi decisivi per il ribaltone finale. Chiusa parentesi) cede il passo allo stupore nel realizzare come l’impatto tra i corpi sia stato curato benissimo. In NBA 2K11 capitava spesso di vedere piedi e braccia attraversarsi allegramente durante le azioni difensive (marcatura a uomo, stoppate, ecc.), mentre il movimento con cui Chandler mette le mani avanti per proteggersi dall’arrivo di James e la collisione che ne consegue rende ottimamente la sensazione di impatto fisico tra i due. Splendido!

La gestione tra gli impatti porta inevitabilmente a parlare di fisicità del gioco, che è ulteriormente aumentata. La lotta sotto canestro è ancora più accesa, ci sarà da sudare parecchio per azzeccare il giusto tempismo per volare a rimbalzo. L’impressione che ho avuto è di una ridefinizione dello stile di salto dei giocatori: c’è chi vola subito per aria, chi prende più slancio sulle gambe… insomma, per ogni azione difensiva è necessario un attento studio del da farsi volta per volta, non basta più buttare il lungo più lungo in mezzo all’area e saltare acriticamente nella speranza che sporchi il tiro dell’avversario o glielo stoppi direttamente. Sembra però che sia leggermente più facile rubare palla. Naturalmente bisognerà lavorare sulle innumerevoli “sliders” configurabili nelle opzioni, ma presumibilmente sarà più difficile commettere fallo sul palleggio dell’avversario o essere ridicolizzati dal Westbrook di turno che ti lascia sul posto dopo un tentativo di furto andato male.

Il gioco in post pare essere il fiore all'occhiello di NBA 2K12

Ora voliamo nell’altra metacampo e parliamo di attacco. La mancanza di schemi impostabili costringe a usare solo il pick’n’roll e sperare in una maggiore intelligenza dell’AI dei compagni. L’idea maturata in una manciata di partite è che non ci siano sostanziali differenze con NBA 2K11, e questo è sicuramente un limite bello grosso. Sembra che in questa edizione il gioco offensivo si concentri maggiormente sull’utilizzo dei lunghi, con un rinnovato parco-mosse in post (pubblicizzato in tutte le salse nei trailer), e sul tiro da fuori, visto che c’è molto più spazio per i cecchini dalla linea dei tre punti. A essere maggiormente penalizzato quindi è il gioco dalla media distanza, che era veramente la chiave dell’attacco della scorsa edizione assieme al taglio nel pitturato. Proprio quest’ultima tecnica, usata e straabusata soprattutto in modalità MyPlayer, sarà molto meno efficace: l’area piccola è presidiata con grande aggressività, per cui scordatevi contatori degli assist che salgono vertiginosamente nel gioco alla “Stockton to Malone”. Per aprire la difesa suppongo bisognerà concentrarsi maggiormente sugli scarichi perimetrali e affidarsi a centri e ali grandi (ma grandi sul serio!) per avere la meglio nel gioco spalle a canestro.

Non c’è molto altro da dire al momento, ne riparleremo i primi di ottobre quando il gioco sarà sugli scaffali. L’impressione è che non si tratti di una rivoluzione, ma di un’evoluzione di un gioco di per sé già di qualità eccellente. Certo, la mancanza di concorrenza da parte di EA è una bella comodità per 2K, ma si tratta di un team che ha sempre primeggiato nel confronto con le versioni Pro ed Elite della casa canadese, quindi non c’è il rischio che si sieda sugli allori, conoscendo la qualità delle loro produzioni sarei disposto a metterci la mano sul fuoco. Chi si aspetta un episodio del tutto rinnovato, probabilmente rimarrà deluso. Chi invece era già molto contento di NBA 2K11 e si aspetta che certi bug siano stati messi a posto, apprezzerà maggiormente la nuova creatura 2K. Quel che è certo, però, è che ci divertiremo. Perché la NBA, o perlomeno la sua controparte digitale, sta tornando!

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