Viewer Discretion Is Advised: l’articolo in questione potrebbe offendere la sensibilità di alcuni utenti. I contenuti ivi presentati non rappresentano la posizione di Techzilla, bensì solamente le opinioni e considerazioni personali del sottoscritto.

Apple: una realtà che divide

Scherzi a parte, prima di dedicarmi all’ultimo evento di casa Apple, cui onestamente ho assistito con estremo interesse, non posso esimermi dal fare un’ampia premessa: non sono mai stato un amante dei prodotti Apple, che spesso ho aspramente criticato in privato, ma da sempre ho giustificato questa personale preferenza in maniera del tutto oggettiva e razionale. In breve, non sono quel che si suol dire, in gergo, un hater, e per questo motivo nutro assoluto rispetto nei confronti di chi si fa portavoce di opinioni del tutto contrastanti rispetto alle mie, che ascolto volentieri fintanto che queste sono supportate da argomentazioni valide, rispondenti al vero – o verosimile – e adeguatamente supportate dai fatti.

Chiaramente ogni opinione, per quanto oggettiva essa possa essere, non può che essere filtrata dall’esperienza e convinzioni personali di ciascuno; mi rendo dunque perfettamente conto del fatto che le mie parole possono essere musica per le orecchie degli Apple haters (e non lo vogliono essere), e veleno per quelle dei fanboys (e nemmeno questo vogliono essere). Tutto quello che scriverò in questo articolo può – e deve – essere liberamente contestato, in quanto trattasi di semplici e genuine opinioni e sensazioni personali, che ho l’opinione di trascrivere qui in forma scritta.

Una prigione dorata?

Partiamo dall’inizio: cosa non mi piace di Apple? In realtà, in prima battuta, ci sarebbe da fare i complimenti all’azienda di Cupertino per l’incredibile successo commerciale e fenomeno culturale che è stata capace di creare nel corso di pochi decenni. Negli anni più bui della purtroppo ancora attuale crisi economica le azioni della mela morsicata non hanno vacillato, a riprova di una incredibile solidità del marchio. Apple fa soldi e dà lavoro a tante persone, e in ottica di mercato pochi hanno qualcosa da insegnare a questa azienda, che sa come presentarsi e sa come vendere. Lo dicono i numeri.

Cosa dunque non permette ai miei occhi di brillare per tanta magnificenza? La risposta è semplice e, probabilmente, difficile da condividere: il fatto che l’ecosistema Apple sia diventato, ai miei occhi, una vera e propria prigione digitale, al cospetto della quale persino Microsoft, al confronto, appare come paladina della libertà. Non mi piace il fatto che entrare nel mondo Apple significhi accettare dei compromessi che considero inaccettabili, specie per chi decide di investire così tanto – in termini economici – in prodotti tecnologici d’avanguardia. Che, beninteso, sono spesso e volentieri esempi di eccellenza tecnologica.

Apple sa scegliere, e bene, a chi affidarsi; anche se c’è chi è convinto che ogni prodotto Apple sia qualcosa di unico in tutto e per tutto, dimenticando che la maggior parte delle componenti (ad esempio le CPU o GPU dei MacBook) non sono griffate Apple, bensì prodotte da third-parties come Intel o Nvidia. Lo stesso vale per le idee: non mi piace che ai clienti Apple vengano propinate notizie non vere.

Keynote 2014

L’autoreferenzialità fatta persona

Il Keynote 2014 è stato un continuo – e, a mio personale parere, fastidioso – girotondo autoreferenziale (forse solo al TG1 di mamma RAI ho visto di peggio): Apple ha inventato il mouse, ha inventato i lettori mp3, ha inventato la teconologia touch, e così via. Certo, Apple è una azienda che ha fatto dell’innovazione il suo marchio ed è più che normale che ogni azienda tiri acqua al proprio mulino, ma credo che spesso e volentieri in casa Cupertino si valichino i limiti della decenza, scivolando nel grottesco e nel diversamente simpatico. Ma più di tutto non mi piace il fatto che un prodotto/servizio Apple tiri l’altro, trascinando il cliente in un vortice vizioso che non gli lascia scampo e lo priva in buona parte delle sue possibilità di scelta. E non mi riferisco solamente alla questione iTunes, alla discutibile scelta di imporre interfacce proprietarie alla faccia degli standard internazionali (e, quel che è peggio, a seconda degli umori degli utenti), ma a tante piccole cose che si accavallano l’una sull’altra fino a creare un forte malessere generale.

Keynote 2014

Ma veniamo al Keynote: dove seguirlo in diretta se non nel sito Apple? Ah già, come posso anche solo pensare di poterlo seguire se non utilizzo Safari, il browser di casa Apple? Sia mai che l’evento non sia riservato ai fedeli di casa Apple (eppure mi ritengo un potenziale cliente!). Ripieghiamo dunque su un livefeed cinese salvavita.

iPhone 6 e Apple Pay

L’iPhone 6 mi sembra veramente un ottimo prodotto: nuova versione del già ben noto e apprezzato retina display, schermi più grandi (in doppia declinazione, standard e Plus), fotocamera più sofisticata – accompagnata da un software decisamente all’altezza – , design sempre più sleek ma sempre reminiscente della sua vocazione originaria, e prezzi sempre più concorrenziali. Come già detto, Apple sa scegliere bene. Lascio i dettagli agli articoli di approfondimento dedicati, e sorrido amaramente nel momento in cui Tim Cook proclama festosamente che si tratta del biggest advancement in the story of iPhone: una frase che ho già sentito almeno 5 (più “s”) volte. A me pare che Apple si sia semplicemente messa in pari con i concorrenti, che già da anni propongono dispositivi di dimensioni più generose. Nessuna sensazionale novità, che peraltro non era prevista, data la quantità di rumors trapelati a questo giro. E sorvoliamo sulla carrellata di video promozionali di fanboy per fanboy, decisamente superflua, poco credibile e di cattivo gusto: volete a tutti i costi che gli haters continuino a considerare gli acquirenti di iPhone una massa di lobotomizzati?

Keynote 2014

Per quanto riguarda il nuovo servizio Apple Pay ho poco da dire: sono rimasto sbalordito dal numero di aziende che il gigante di Cupertino è riuscito a muovere nell’ombra. Il servizio sarà inizialmente attivo solo negli Stati Uniti, ma Apple ha fatto carte false per permettere ai nuovi acquirenti di utilizzarlo fin da subito nella stragrande maggioranza delle catene commerciali e alimentari degli USA. Non c’era decisamente bisogno di sottolineare il fatto che Apple è riuscita dove tutti gli altri hanno fallito (ma è veramente così?), interessandosi del lato utente anziché della creazione di uno standard universale (ma è veramente cosa buona e giusta?). Perché palesare in maniera così evidente le fauci dello squalo? E soprattutto: perché Apple dovrebbe supportare la creazione di uno standard universale, commettendo seppuku? Simpatico invece il siparietto riguardante gli Apple Store, che sì, ovviamente supporteranno il nuovo servizio Apple (ma qualcosa mi dice che continueranno ad accettare i contanti – sì, sono veramente marcio fino al midollo).

Apple Watch: ci sei o ci fai?

Ma passiamo al piatto forte: l’Apple Watch. L’attesissimo smartwatch di casa Apple ha lasciato tutti a bocca aperta. C’è solamente da capire se si tratta di stupore, sonnolenza o grida di disapprovazione. Una cosa è certa: Tim Cook dovrebbe smetterla di imitare il suo geniale predecessore. Se è vero che il caro Steve ha lasciato sulle spalle del nuovo amministratore delegato di Apple un fardello impossibile da sopportare, è anche altrettanto vero che per pronunciare il fatidico sintagma one more thing ci vuole anche un certo carisma. E Tim, questo carisma, non sembrerebbe averlo. Ma come condannarlo: le tradizioni si rispettano, in casa Apple. Ma il meglio di sé Tim l’ha dato quando ha affermato che Apple Watch avrebbe redefine(d) what people expect for this category: questa volta arrivi tardi, cara Apple. Gli smartwatch ci sono già, e belli pure. Ma Cook non si riferiva agli smartwatch in generale, e le mie lamentele erano affrettate. E già, perché Apple Watch punta più in alto: (it) will redefine what people expect from a watch.

Keynote 2014

Cosa aspettarsi da un orologio? Per quanto mi riguarda, che mi dica l’ora. Ma io sono un troglodita, e nonostante questo Apple Watch dice l’ora in maniera elegante (se escludiamo la versione in oro per tamarri) e precisa. Quel che non riesco a capire è perché la gente dovrebbe voler acquistare un orologio che ha le stesse funzioni di uno smartphone (su schermo decisamente più piccolo), se per farlo funzionare è necessario uno smartphone. Forse non ho capito, ma anche in questo caso il mio giudizio è stato decisamente affrettato: il pubblico infatti ha trattenuto il fiato.

Apple Watch funzionerà con l’iPhone 6. Silenzio in sala. Ma, ovviamente, funzionerà anche con l’iPhone 5, 5c e 5s (l’attuale – al momento del lancio – ultimissima generazione di iPhone). Ed ecco finalmente l’applauso liberatorio e convinto del pubblico, mentre Tim Cook alza le braccia al cielo come se gli Stati Uniti avessero vinto il mondiale di calcio. Ho finalmente capito tutto: la prossima voltà che andrò a correre potrò inviare orridi geroglifici tracciati su uno schermo touch di pochi centimetri quadrati, e non mi sentirò solo perché il mio iPhone sarà in tasca a farmi compagnia mentre faccio jogging. Necessariamente. Ed entrambi i dispositivi dovranno avere la batteria ben carica, nello stesso momento, senza discrepanze. Cosa c’è di più bello nella vita!

keynote 2014

Spero veramente di aver capito male – voglio a tutti i costi essere sconfessato – ed immagino che lo scoprirò fra poche ore. Mi pare infatti ovvio? – che lo smartwatch sarà in grado di immagazzinare le statistiche anche in assenza dello smartphone, e che sia successivamente possibile sincronizzare i due dispositivi per ottenere tutte le funzionalità desiderate (in caso contrario avrei giusto qualcosina da ridire). Ma attenzione, si potrà cambiare il cinturino con un innovativo sistema di ancoraggio alla cassa dell’orologio inventato in esclusiva da Apple: sia mai che volessi farmi fare un cinturino su misura dal mio orologiaio di fiducia. E, meraviglia delle meraviglie, la corona dell’orologio permetterà all’utente di zoomare l’immagine a schermo (chi non vorrebbe zoomare le proprie foto su un dispositivo così piccolo, avendo a portata di mano il proprio smartphone) senza dover utilizzare le classiche gestures multitouch su un display così piccolo. Le dita infatti avrebbero coperto l’intero schermo, vanificando l’operazione – così ci è stato detto al Keynote. Mi chiedo se qualcuno si sia chiesto come mai, durante il testing del gingillo, agli spettatori non sia stata proposta la reale visuale del tester durante la prova ma un semplice livefeed del segnale video del dispositivo: forse perché le dita avrebbero coperto l’intero schermo ad ogni operazione? Ad ogni modo ho già visto quella sensazionale ed innovativa corona – che gira e può anche essere premuta! –  da qualche parte o sbaglio? Ah già, sul mio microonde Whirlpool.

Scherzi a parte – ed ovviamente c’è ben poco di serio in questo resoconto – sono rimasto sconvolto dal lavoro effettuato dagli ingegneri Apple: un sistema operativo così ricco e complesso, modulato ad hoc per il dispositivo, non è cosa che si vede tutti i giorni. Il prodotto è inoltre commercializzato in 3 differenti versioni, e la scelta degli straps è più che mai varia e funzionale. Uno sforzo ingegneristico encomiabile. Quel che mi spiace è che la maggior parte delle features offerte da Apple Watch mi sembrano del tutto inutili: si sarebbe forse potuto investire maggiormente nella modalità “Health” per creare uno sport-watch elegante veramente ineguagliabile, ma non mi sembra giusto dover imputare ai troppo fantasiosi rumors le “mancanze” di questo prodotto.

keynote 2014

Certo non sono ancora trapelate notizie circa l’autonomia dell’orologio: sembrerebbe che esso vada ricaricato “ogni notte” (quindi meno di 48 ore?), con un connettore fisico e non senza cavi, come si era in qualche modo pronosticato. Più di tutto, comunque, va dipanata la questione “dipendenza dall’iPhone”. Fin quanto Apple Watch sarà indipendente dallo smartphone che, stando a quanto ci viene detto, dovrà essergli necessariamente affiancato? Perché questo smartwatch sembra una bomba e vorremmo godercelo in santa pace.

In ogni caso Apple Watch, sono convinto, venderà, e per questo chi l’ha ideato avrà ragione. Senza se e senza ma.

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