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La Warner Bros ha affidato ad Avalanche Studios il compito di realizzare la trasposizione videoludica della serie cinematografica di Mad Max. Missione riuscita?

Introduzione

A maggio di quest’anno, gli incassi al botteghino e la critica internazionale hanno decretato il successo del film d’azione “Mad Max: Fury Road”. Rivisitazione della trilogia che, a cavallo tra la fine degli anni settanta e la prima metà degli anni ottanta, ha portato alla ribalta l’allora quasi sconosciuto Mel Gibson, l’ultimo lavoro di Miller ha riscosso un plauso quasi unanime e difficilmente pronosticabile.

Sembrava infatti impossibile bissare il successo di una trilogia che, nel corso degli anni, ha ispirato i creatori di fenomeni quali la serie di Terminator e il manga/anime Hokuto no Ken. Il mix esplosivo di azione e violenza cruda, esaltato dallo scenario post-apocalittico situato nei deserti australiani (anche se la maggior parte delle scene dell’ultimo film sono state girate nel deserto del Namib), è stato rinverdito e valorizzato dagli ultimi ritrovati in fatto di effetti speciali.

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La desolazione post apocalittica in tutto il suo splendore

 

Frastuono di motori, metallo, sangue e polvereMa l’essenza di Mad Max è ben altro: è follia, spregiudicatezza, frastuono di motori, metallo e desolazione, sangue, polvere e rovine. Con questa idea in testa, la Warner Bros ha recentemente partorito la trasposizione videoludica della serie cinematografica, affidando il lavoro ai ragazzi di Avalanche Studios (divisione svedese). Il risultato è Mad Max, uscito sugli scaffali nei primi di settembre per PC Windows, Xbox One e PlayStation 4. Abbiamo provato la versione PC del gioco, e siamo finalmente pronti a dare il nostro parere sul Mad Max, ma prima ecco le offerte attuali sul web:

PC:

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Xbox One:

Trama

Con molto dispiacere, dobbiamo confrontarci immediatamente con quello che è decisamente il punto dolente del gioco, vale a dire la trama. Gli sceneggiatori hanno deciso di adottare un approccio “open world” molto generico, evitando di attingere direttamente dall’ultima incarnazione cinematografica della serie, e provvedendo a modellare un universo che non dipenda da essa.

Sebbene l’alter ego del giocatore sia rappresentato da Max Rockatansky, l’ex-poliziotto protagonista delle pellicole, il legame con i film è veramente labile e costituito principalmente dal fatto che il cattivo di turno, lo psicotico warlord Scabrous Scrotus (nomen omen), sia il figlio del cattivo di turno di “Mad Max: Fury Road”, il ributtante Immortan Joe. Fin qui nulla di male, dato che se da un lato ciò ha permesso di agire in continuità con la serie, dall’altro ha garantito agli sviluppatori l’inestimabile vantaggio di poter sfruttare al massimo la propria fantasia. Un open world immenso ma non sfruttato a dovere

Purtroppo, nei fatti, il già collaudato sistema open world di Mad Max sembrerebbe essersi rivelato la sua pecca maggiore. Ma perché “purtroppo“, e perché “già collaudato“?

In primo luogo, la Warner Bros. Interactive Entertainment non è certo l’ultima arrivata in fatto di open world: basti pensare alla recentissima serie Batman: Arkham e, in particolare, a La Terra di Mezzo: L’Ombra di Mordor, sviluppato da Monolith Productions e rilasciato a partire da settembre dello scorso anno.

I punti di contatto tra Mad Max e La Terra di Mezzo: L’Ombra di Mordor sono tanti e, specialmente per quanto riguarda il sistema di gestione della mappa e delle quest, lapalissiani. Si tratta di un retaggio pesante che, tuttavia, certamente non basta da solo a inquadrare i problemi che affliggono Mad Max.

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Il comparto grafico è notevole e ben ottimizzato

 

Già, Mad Max, gioco che vanta un potenziale inespresso veramente enorme, e il cui giudizio solo parzialmente positivo, nostro e di buona parte della critica internazionale – che, più o meno aspramente, sembra condividere il nostro sofferto parere -, non rende giustizia alla bontà e alla gran mole di lavoro prodotto dagli sviluppatori che, per tutto il corso del gioco, traspaiono con evidenza, seppur offuscate da una trama piuttosto inconsistente e un sistema di gioco da rivedere in quanto a varietà e bilanciamento.

L’Ombra di Mordor è stato supportato da un background mitopoietico solidissimo definito, in tutti i suoi più minuti particolari, dal genio di Tolkien; pur non esente da pecche, il gioco basato sulla mitica Terra di Mezzo poggiava su spalle robuste e dal fascino inequivocabile. L’universo di Mad Max è invece puramente cinematografico, e dunque i suoi elementi portanti sono molto meno distinguibili: una trama avvincente e una migliore caratterizzazione del personaggio principale, date le premesse e il gran lavoro – e il budget -, avrebbe potuto portare alla realizzazione di un videogioco cult che sarebbe rimasto negli annali della storia videoludica.

Capolavoro sfumato?

Parliamoci chiaro: Mad Max non è per nulla un gioco mediocre ed è in grado di far brillare gli occhi agli appassionati del genere e della serie, ma è ben lungi dall’essere un capolavoro. Il motivo per cui ci rammarichiamo così tanto, è proprio questo: avrebbe potuto esserlo.

La trama principale ci è parsa infatti troppo semplicistica e poco articolata. Data la ripetitività delle side quests – in parte ereditaria, in parte dovuta alle limitazioni di un meccanismo a sandboxes non ancora maturo -, la mancanza di una ossatura solida si riflette in un declino della longevità, dato che nel giro di poco più di una decina di ore il giocatore è in grado di esaurire il filone principale e, una volta fatto ciò, potrebbe faticare a trovare stimoli in un mondo enorme ma privo della sua iniziale attrattiva.

Il protagonista appare scialboLa trasposizione videoludica di Max Rockatansky, inoltre, non sembra del tutto all’altezza della situazione: il personaggio appare scialbo e scevro della sua proverbiale “follia”, sete di vendetta e rabbia interiore. Il suo lato oscuro fatica ad emergere; più simile ad un “belloccio” hollywoodiano che ad un sopravvissuto all’apocalisse, Max ha un volto inespressivo e immedesimarsi durante le sessioni di gioco ci è sembrato molto difficile. L’eredità della serie cinematografica è un’arma a doppio taglio

Il fardello di una trilogia di incredibile successo e di una recentissima rivisitazione cinematografica che ha sbancato i botteghini è, in sostanza, troppo pesante per un gioco che ha dovuto fare i conti con una aspettativa fuori portata.

Gameplay

Il sistema di gioco è quello tipico degli universi open world: una trama principale si delinea pian piano dopo la spettacolare introduzione – nella quale, purtroppo, non è possibile interagire -, ed è accompagnata da una serie di quest secondarie che è possibile attivare man mano che il gioco prosegue, in base alle locazioni visitate ma anche alle scelte che vengono effettuate durante il gioco.

Il mondo è convenientemente diviso in macro-aree, ognuna delle quali è caratterizzata da un proprio stile e risulta facilmente riconoscibile. Ciò contribuisce a dare una sensazione di vastità veramente disarmanteL’area di gioco è potenzialmente infinita, anche perché quel che dovrebbe essere un enorme deserto risulta essere invece densamente popolato e ricchissimo di locazioni da visitare, esplorare e, all’occorrenza, depredare; senza contare il cosiddetto “Grande Nulla”, area perennemente massacrata da violente tempeste e apparentemente priva di vita e risorse, che però può rivelarsi estremamente utile per reperire nuovi e rari upgrade per la propria Magnum Opus. Secondo gli sviluppatori questa zona non localizzabile e priva di confini renderebbe l’area di gioco potenzialmente infinita.

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La mappa di gioco è enorme

Il sistema di guida

Il fulcro del gioco è costituito proprio dalla Magnum Opus, vettura sconquassata per natura (provate a contare il numero delle riparazioni che effettuerete prima di terminare il gioco), ma assolutamente vitale ai termini del gameplay. Tantissime quest riguarderanno il suo upgrade, che in sostanza può essere considerato l’obiettivo principale del gioco: il grado di personalizzazione cui si può sottoporre la propria auto è veramente elevato, e consente al giocatore di adattarla al proprio stile di gioco.

Se si deciderà di investire troppo in una determinata caratteristica, infatti, si dovrà avere a che fare con i suoi effetti collaterali (es: più potenza = meno controllo). Ma la questione è ben più raffinata: ad esempio, potrete equipaggiare il vostro catorcio con degli spuntoni per evitare che gli avversari saltino sul mezzo per tentare di farlo a pezzi. Naturalmente, sarà possibile dedicarsi anche al lato puramente estetico.

In generale, il sistema di guida è realizzato ottiamamente, e guidare la Magnus negli sconfinati deserti post apocalittici o ingaggiare combattimenti ad alta velocità con spuntonati veicoli nemici farà la felicità degli appassionati della saga e non.

Il personaggio, guadagnando esperienza, potrà essere “migliorato” nelle sue caratteristiche e pilotato nella direzione desiderata nel suo processo di crescita, ma il numero di opzioni disponibili fa capire quanto gli sviluppatori abbiano investito nella gestione del Magnum Opus; d’altronde, i creatori del gioco hanno ufficialmente proclamato che la parte di gioco dedicata alla guida sarebbe stata pari al 60%.

P.S= il personaggio, anche se aggiornato al massimo, non sarà mai in grado di scavalcare un muretto di un metro e mezzo, a meno che non si tratti di un percorso programmato.

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Dopo pochi minuti di gioco farete amicizia con il vostro inseparabile compagno Chum, meccanico e confidente, non proprio di bella presenza, che si occuperà di riparare la vostra vettura dopo violenti combattimenti e collisioni, ma anche di farvi da consigliere per aiutarvi a completare le vostre quest. Il sistema di guida non è del tutto intuitivo, ma ben rende l’idea di un’auto non propriamente omologata per un ambiente urbano.

Il sistema di combattimento

Per quanto riguarda le quest e i combattimenti, non c’è da rilevare molta originalità. Il sistema di combattimento non è nulla di mai visto e si rivela forse addirittura meno elaborato di quello di Shadow of Mordor e Batman: Arkham (ma vi si possono scorgere anche altre influenze, in un momento in cui l’originalità, nel mondo dei videogiochi, è veramente preziosa).

I nemici – e anche i boss – non sembrano possedere una intelligenza artificiale molto sofisticata, e una volta compresa la logica del loro elementare sistema di combattimento, non rappresentano una sfida per il giocatore stagionato. La libertà data al giocatore per affrontare le quest non è granché, ma permane la possibilità di scegliere un approccio diretto o stealth, anche se il gioco è orientato decisamente verso il primo. D’altronde parliamo di Mad Max, non di The Last of Us! Come detto, tuttavia, il combattimento a piedi è solo una parte di Mad Max, che invece vi sottoporrà a più frequenti battaglie/gare/missioni “stradali” (se di strade possiamo parlare), il cui sistema è ben progettato e coinvolgente. A volte sembra quasi di essere al lavoro

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Farming

Può essere tedioso innescare senza volerlo nuove missioni nel momento in cui si hanno già le mani piene, ma il problema principale è probabilmente il bilanciamento delle risorse.

Troppe, veramente troppe volte il giocatore si trova a dover recuperare rottami metallici e risorse per poter proseguire nel gioco ed essere competitivo con i nemici, sempre più attrezzati e pericolosi. A volte sembra quasi di essere sottoposti a un vero e proprio “lavoro”, quando invece vorremmo semplicemente divertirci e metterci alla prova con un videogioco nel tempo libero.

Per chi non è un giocatore della categoria “completionist” (che, anzi, troverà molto pane per i propri denti) o per chi fatica ad appassionarsi all’universo cacotopico di Mad Max, questi momenti potrebbero risultare addirittura frustranti. Certo, si potrebbe pensare che si sia voluta simulare la difficoltà di una vita post-apocalittica; se così fosse, però, ci chiediamo perché beni di prima necessità come il cibo e l’acqua risultino secondari o addirittura opzionali rispetto alla benzina e ai rottami di metallo.

Se il gameplay non sembra del tutto riuscito, possiamo trovare ben poche pecche per quanto riguarda quanto discusso nella prossima sezione della recensione.

Audio e video

C’è poco da dire. Mad Max è un gioco che potrebbe tenervi attaccati allo schermo anche soltanto per la sua qualità audiovisiva. Avendo provato solamente la versione per computer possiamo riferirci solamente a questa, ma nonostante i requisiti siano non propriamente modesti c’è da rilevare l’ottimo lavoro di rifinitura di un titolo che è incredibilmente ottimizzato per questa piattaforma. Le poche imperfezioni rilevate sono state corrette con il lancio ufficiale del gioco. È difficile esprimere per mezzo di una recensione un’esperienza che è possibile provare solamente provando di persona il gioco, ma possiamo provarci.

mad max review

In primo luogo, il design del mondo e la caratterizzazione delle macro-aree è molto credibile e si adatta perfettamente al sistema open world. A furia di viaggiare impareremo ad utilizzare alcuni elementi del paesaggio come punti di riferimento, rendendo utile la mappa solamente per determinare la posizione della varie locazioni.

Una nota di lode va sicuramente concessa per la gestione ambientale del ciclo giorno/notte e delle variazioni atmosferiche; è evidente di trovarsi di fronte ad un gioco progettato e sviluppato da professionisti di prim’ordine, così come è palese la raffinatezza e serietà dello studio sotteso alla resa degli eventi metereologici più impetuosi, ossia le tempeste (e non ve n’è un solo tipo!). La scelta dei colori e l’utilizzo sapiente dei complementari per evidenziare la skyline e gli edifici in notturna non fanno che confermare quanto di buono è stato detto finora.

Lo studio grafico è d’eccezione

La vastità del mondo potrebbe far supporre che i grafici abbiano riutilizzato più volte gli stessi modelli, e investito poche risorse nella creazione dei tanti personaggi che popolano il mondo di Mad Max. Niente di più falso: la squadra si è sbizzarrita nella creazioni di location affascinanti (da spettacolari carcasse di navi riadattate a covi, ai più modesti ma riuscitissimi accampamenti costruiti con materiali di fortuna), e di personaggi tra i più bizzarri e grotteschi che si siano visti negli ultimi anni dell’universo videoludico. Un ottimo lavoro.

Lo stesso discorso vale anche per quanto riguarda l’audio, che ricrea alla perfezione l’atmosfera di un triste e folle mondo post-apocalittico. Molto interessante è l’attenzione che si è deciso di riservare alla Magnum Opus, il cui rumore cambia a seconda degli upgrade che si decide di utilizzare per sviluppare la macchina.

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Per quanto riguarda invece i doppiaggi (in inglese, con eventuali sottotitoli in italiano), anche in questo caso il lavoro è quasi sempre di primo livello – specie se consideriamo il numero di personaggi coinvolti -, anche se proprio la personalizzazione del protagonista pecca di incisività.

Insomma, se il gameplay non soddisfa pienamente, possiamo sempre soffermarci ad ammirare lo scenario stando certi che nulla è lasciato al caso.

Conclusioni

  • Pro
  • Open world estremamente vasto
  • Grafica curata e d'impatto
  • Doppiaggi di qualità
  • Grandi possibilità di personalizzazione
  • Contro
  • Trama blanda e poco elaborata
  • Gameplay poco originale
  • Raccolta di risorse troppo impegnativa
  • Percorsi obbligati frustranti

Mad Max è un must per gli appassionati della serie cinematografica e del genere della distopia post-apocalittica, ma potrebbe far storcere il naso a chi vi si avvicina per la prima volta dopo aver visto l’ultimo Mad Max: Fury Road, l’ultimo capitolo della serie.

Nonostante l‘incredibile vastità del mondo open world, la possibilità di personalizzare fin nei minimi dettagli la propria autovettura e il capolavoro audiovisivo, il sistema di gioco e la trama poco coinvolgente potrebbero infatti lasciare perplessi. Potremmo paragonare l’ultimo titolo della Avalanche Studios ad una nazione dalla grandissima ricchezza culturale che tuttavia non è in grado di esprimere il suo pieno potenziale a causa di una gestione delle risorse poco oculata e ad un sistema di amministrazione approssimativo (vi ricorda qualcosa?).

Si tratta comunque di un gioco di sicuro spessore, costretto a soffrire l’impari paragone con la sua controparte cinematografica, considerata da alcuni come la miglior pellicola del 2015. Il peso di una eccessiva aspettativa non deve far distogliere lo sguardo da quanto di buono è stato fatto nell’allestire un titolo che, se digerito nella sua componente di gameplay, promette una longevità veramente elevata, anche se limitata dall’assenza di una modalità multiplayer.

Galleria

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Gameplay
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Longevità
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