Tutto comincia quando Sean Power viene derubato del suo Macbook a New York. Il ragazzo, Web Analyst di professione e molto appassionato di informatica, qualche giorno dopo si ricorda di aver installato il software di tracking Prey e inizia a rilevare i report del dispositivo.

Poi ha un’altra idea: decide di “twittare” la posizione del ladro. “S***! Twitter, help! Prey just found my stolen laptop. Here’s the report.” Proprio così, Sean pubblica il report del software antifurto  sul suo account Twitter. Non si tratta solo della posizione del suo indirizzo IP, ma anche del nome e della foto del ladro, scattata in automatico dal software (che di sicuro ringrazierà per la pubblicità gratuita derivante dall’intera vicenda).

A quel punto Power decide di rivolgersi alla polizia, ma nel frattempo alcuni utenti di Twitter iniziano a seguire il ladro, non da “followers” di Twitter, ma fisicamente, per le strade di New York. Power, tornato in Canada qualche giorno prima, chiede ai suoi followers di non fare niente di violento o di illegale, e cerca di ideare una soluzione pacifica.

E’ qui che inizia il tracking in tempo reale del ladro: due followers di Power entrano nel bar dove in quel momento siede anche il ladro, secondo le foto e il report di Prey.

Decidono di parlargli, la discussione dura qualche minuto. I due ragazzi discutono pacificamente con il ladro e lo convincono perfino a telefonare a Power; finalmente il maltolto è restituito ai followers che fanno recapitare il MacBook al legittimo proprietario.

Power ammette di essersi stressato molto per l’intera vicenda ma ha deciso di non sporgere denuncia.
Il caso è chiuso!

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