Quando si tratta di radiazioni dei cellulari si tocca un argomento delicato e controverso. Questo tipo di radiazioni non ionizzanti sono da tempo al centro di studi, più o meno approfonditi, per cercare di comprendere in modo esaustivo quali possano essere gli effetti, dopo un’ esposizione prolungata nel tempo, sull’ uomo. A questo proposito è interessante riportare uno studio effettuato da ARPA Piemonte ( l’ Agenzia Regionale per la Protezione dell’ Ambiente) che è stato presentato in una conferenza indetta dal CoReCom (Comitato Regionale per le Comunicazioni). 

E’ stato direttamente il Direttore Generale dell’Agenzia Angelo Robotto ad intervenire, per meglio spiegare il lavoro che si sta portando avanti:

” L’esposizione umana ai campi elettromagnetici a radiofrequenza è determinata da una molteplicità di sorgenti e il telefono cellulare ne rappresenta una tra le più significative. Per valutare l’esposizione alle radiazioni emesse dai telefonini, Arpa Piemonte ha messo a punto un sistema di misura ad hoc per rilevare la potenza in trasmissione. Tale approccio sperimentale risulta unico nel panorama scientifico internazionale, in quanto nelle altre poche indagini pubblicate la potenza trasmessa era determinata per mezzo di specifici software”.”

Molteplici sono stati gli aspetti rivelati dall’ Arpa Piemonte durante la ricerca. In particolare è stato visto che le emissioni elettromagnetiche dei cellulari sono inferiori quando lo stesso è sotto copertura 3g, rispetto a quando riceve il più datato segnale 2g. Ciò deriva principalmente dalla potenza di ricezione; infatti se il dispositivo presenta una buona ricezione, l’ esposizione alle radiazioni diminuisce dalle 10 alle 100 volte rispetto ai casi in cui lo smartphone non goda di un buon segnale. Illuminante e chiarificatrice è stata la spiegazione dell’ effetto delle radiazioni sui bambini. Fino ai 10 anni, la conformazione biologica dell’ individuo fa sì che possa assorbire fino al 150% di radiazioni in più degli adulti.

L’ unico modo per abbattere l’ ondata di radiazioni dei cellulari, soprattutto durante le chiamate, sembra essere quello di utilizzare gli auricolari; infatti indossando questi accessori, e portando il device ad una distanza dal corpo di almeno 30 cm, si riduce l’ esposizione ai campi elettromagnetici del 90%. Proprio per avere un riscontro tangibile sui valori di radiazioni emessi dai telefoni di ogni utente, ecco che l’ ARPA Piemonte ha partorito un’ interessante applicazione: SarPaper.

SarPaper: l’ app per misurare i livelli di radiazioni su Android

Ecco la presentazione del software da parte del Direttore Generale Angelo Robotto:

Un ulteriore approfondimento ha consentito la realizzazione di una app per smartphone con sistemi operativi Android. Questa app – SarPaper – consente di monitorare l’utilizzo del proprio telefono ed è disponibile anche in una versione che permette di trasmettere i dati ad un server Ftp per analisi su un campione di utilizzatori finalizzabili anche a studi di tipo epidemiologico”.

Disponibile a questo link per i terminali Android, SarPaper permette di registrare i valori di SAR emessi dallo smartphone per mostrare quanto, con l’ utilizzo dell’ auricolare, sia possibile abbattere il rischio di ricezione di radiazioni.

Nonostante la ricerca, riguardo questo argomento, proceda ormai da diverso tempo, ancora non si è riusciti ad avere notizie certe sul reale effetto dei campi elettromagnetici sull’ uomo. Ci sentiamo comunque in dovere di elargire piccoli suggerimenti, i quali rientrano nella categoria di sistemi preventivi. Suggeriamo di evitare di mettere il proprio smartphone nella tasca anteriore dei pantaloni, in modo da non irradiare l’ organo riproduttivo, zona alquanto sensibile. Inoltre è consigliabile portare il telefono all’ orecchio soltanto dopo che l’ altro interlocutore ha risposto alla chiamata, poichè nella fase di aggancio della linea il telefono emette in maniera elevata. Infine, nel caso in cui si è nel mezzo di una conversazione abbastanza lunga e non si hanno a disposizione gli auricolari, si consiglia di alternare l’ orecchio su cui si poggia il device, per non riscaldare eccessivamente la zona celebrale interessata.

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