Punti di sutura smart tengono sotto controllo le ferite durante la guarigione

L'invenzione, opera dei ricercatori della Tufts University, permetterà di ricavare numerose informazioni di tipo diagnostico e potrà essere applicata a bende, abiti e tanto altro

Siamo nel 2016, e non possiamo ormai fare a meno di accettare la miriade di applicazioni smart che ci circondano e ci accompagnano nel corso della nostra esistenza. Ciò nonostante, le nuove tecnologie, ed in particolare quelle applicate al campo della biologia e della medicina, non smettono mai di stupirci. È il caso di quella che potremmo definire la “sutura smart“: un giorno, i punti di sutura che terranno vicini i lembi delle nostre ferite, saranno anche in grado di inviare informazioni relative al loro stato di guarigione direttamente al nostro medico.

Il futuristico progetto è stato avviato da un tram di ingegneri della Tufts University, che ha creato una serie di fili da sutura smart realizzati con vari materiali – dal cotone alla fibra sintetica – immergendoli in un composto dotato di proprietà percettive fisiche e chimiche. I fili smart sono in grado di registrare dati relativi alla pressione, allo stress, alla tensione, alla temperatura, al PH e persino al livello di glucosio nel sangue, oltre a tante altre informazioni diagnostiche. La sutura smart è in grado di inviare queste informazioni via wireless direttamente agli smartphone o ai computer dei medici professionisti, di modo che possano monitorare l’andamento del processo di guarigione e verificare se la ferita si è infettata.

sutura smart

A differenza di quanto accade con i rigidi dispositivi impiantabili, i ricercatori possono utilizzare questi fili per realizzare soluzioni smart dalla forma complessa capaci, ad esempio, di seguire i contorni di uno specifico organo. Possono anche essere impiegati per realizzare bende smart, abiti con capacità di monitoraggio della salute/fitness, e tanto altro. Il team di ricerca necessita di effettuare ulteriori test per verificare la biocompatibilità a lungo termine della loro invenzione prima che gli ospedali diano il via libera al suo utilizzo in campo medico. Nel frattempo, chi fosse interessato può leggere l’articolo originale di presentazione della ricerca pubblicato press la sezione Microsystems & Nanoengineering del sito di Nature.

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