È come camminare. Nessuno te l’ha mai insegnato. Ma a un certo punto il tuo cervello sintetizza in pochi attimi i milioni di anni che hanno portato i nostri avi ad alzarsi sugli arti inferiori e tac, in un solo istante stacchi le mani dal suolo.

È come camminare. Che tu osservi un quadro di Van Gogh o ascolti un concerto pianoforte e orchestra di Mozart, nessuno te l’ha mai insegnato. Basta un’occhiata fugace, un ascolto anche disattento, eppure capisci che di fronte hai il bello nella sua espressione più pura. Ed è esattamente questo che capita quando lanci The Last of Us per la prima volta. Nessuno te l’ha mai insegnato. Oh, certo, sai che è degli stessi produttori della saga di Uncharted, hai letto articoli, anteprime, anticipazioni, ma è tutto lì. E quando dopo una manciata di minuti raggiungi la fine del prologo, quei pochi dubbi che potevi ancora nutrire si sono dissipati del tutto: sì, con The Last of Us hai di fronte il bello nella sua espressione più pura. Perché? Scopriamolo.

The Last of Us - Recensione
Joel ed Ellie nel cimitero del mondo che fu.

The Last of Us – La storia

Del famigerato connubio tra cinema e videogiochi, a me, sinceramente, è sempre importato poco. Non ho mai trovato la questione così fondamentale, visto che entrambi i media hanno linguaggi specifici, altrettanto importanti ed espressivi, e ho sempre ritenuto piuttosto stupido inquadrare la qualità di un videogioco in base al suo “coefficiente cinematografico”. E quando uscì quella straziante, meravigliosa elegia funebre alla giocabilità che è Metal Gear Solid 4, ho iniziato a diffidare di qualsiasi videogioco con sequenze filmate pericolosamente più lunghe di 5 minuti.

The Last of Us, con quella trama così “impegnativa” che trapelava nelle anteprime, poteva anche lasciare presagire il peggio. Ma stiamo pur parlando degli sceneggiatori di Naughty Dog, assoluti maestri nel coniugare intreccio e gioco.

Premessa essenziale: dimenticatevi di Uncharted, del suo tono scanzonato, della cazzonaggine di Nathan Drake. Con una scelta indubbiamente ardita, Naughty Dog ha deciso di osare: a paesaggi naturali magnificenti e meraviglie architettoniche mozzafiato si sostituisce un mondo desolante e abbandonato, dove gran parte della popolazione terrestre è stata sterminata da un fungo che, prima di consumarle, trasforma le persone in orrende mutazioni affamate di carne umana.

Sono passati vent’anni dall’infezione. E quel poco che resta del mondo che conoscevamo non si è ripreso. Al contrario, si è lasciato morire. E chi non muore per il fungo o straziato dagli infetti, muore ucciso dai propri simili, in un contesto dove il già incerto confine tra bene e male è scomparso del tutto.

Tra le rovine di questo cimitero su scala globale si affaccia Joel, un uomo di mezza età indurito non solo da vent’anni di lotta nel nuovo mondo, ma da una serie di dolorose vicissitudini personali.

Joel è un contrabbandiere. Si guadagna cioè da vivere (sempre che di vita si possa parlare) smerciando quei pochi oggetti di valore rimasti. Fino a quando gli si chiede una consegna speciale: Ellie, una ragazzina di quattordici anni che dev’essere recapitata sana e salva al quartier generale di un’organizzazione conosciuta come “Le Luci”, per motivi facilmente intuibili, ma che non starò certo a raccontarvi.

Il gioco sostanzialmente parte in quel preciso momento. Ed è proprio in quell’istante che prende vita la più bella e vibrante storia mai raccontata da un videogioco, con buona pace dei fan genuflessi di Kojima e Metal Gear (dei quali faccio parte anch’io. Non genuflesso, ma comunque adoratore). Non ho paura di sbilanciarmi, perché non c’è semplicemente paragone con quanto prodotto dall’industria videoludica prima di The Last of Us.

The Last of Us - Recensione
Uomini e infetti. Di chi avere più paura? 

Come in ogni storia con zombie e simili che si rispetti, i non-morti sono i protagonisti solo sulla carta, perché in realtà altro non sono che puri pretesti, o meglio, metri di paragone con cui misurare il livello di umanità di chi non-morto non è (ancora).

La “società” tratteggiata dal gioco non conserva quasi più nulla di ciò che rendeva gli uomini… uomini. La brutalità dei fatti raccontati è quasi sconvolgente per un videogioco: non provateci nemmeno a cercare una morale, né illudetevi di venire in qualche modo assecondati dal mondo di The Last of Us. Gli sceneggiatori hanno infatti compiuto una sorta di miracolo nel bilanciare i sentimenti evocati nel giocatore. Qualsiasi situazione, anche la più abietta, non conduce mai a una totale rassegnazione. Quando la tensione sembra farsi insostenibile, ecco che questa si stempera in un intermezzo più leggero, o in momenti di estrema quanto inaspettata delicatezza, che in un contesto di tale disumanità appaiono quasi paradossali. Viceversa, nei pochi frangenti in cui il giocatore potrebbe compiere l’errore di rilassarsi, scatta puntuale il pugno allo stomaco. Alcuni momenti sapranno scaldarvi il cuore come mai successo prima in un videogioco, altri vi tireranno delle stilettate sanguinose che, vi assicuro, lasceranno il segno. Il tutto racchiuso nell’oscillare costante tra l’amara accettazione di Joel e lo stupore di Ellie durante il suo viaggio in quell’immenso sito archeologico del mondo che fu e che non ha mai conosciuto.

The Last of Us - review
Il sistema di coperture funziona egregiamente, come da tradizione.

The Last of Us – Gameplay

Naturalmente un intreccio simile non avrebbe potuto reggere da solo senza una solida produzione alla base, forse il vero marchio di fabbrica di Naughty Dog.

La saga di Uncharted ci ha abituato più che bene, andando a creare episodio dopo episodio il connubio perfetto tra realizzazione tecnica, sceneggiatura e gameplay. Da una trilogia che ha fatto scuola, il team ha semplicemente tratto il meglio e portato il tutto a un livello superiore.

The Last of Us è fondamentalmente uno stealth game. I protagonisti infatti hanno un set di armi molto limitato, con ancora meno munizioni sparse per i vari ambienti di gioco. Inutile dire che un approccio ragionato a ogni singola ambientazione, che si affrontino gli infetti o gli umani, è quello più vantaggioso, specialmente ai livelli di difficoltà più elevati. Ciò però non pregiudica in alcun modo il ritmo del gioco, che alterna con buon equilibrio fasi più propriamente stealth a momenti di puro delirio sparacchino. Inoltre la possibilità di aumentare l’efficacia delle armi e di crearne alcune, reperendo materiale a sufficienza, aggiunge ulteriore spessore strategico ai combattimenti. Il sistema di controllo fa il suo dovere, sia negli scontri a fuoco, sia in quelli corpo a corpo.

Interessante la “modalità ascolto”, una sorta di surrogato del canonico radar, grazie alla quale Joel può accorgersi dei nemici incombenti nascondendosi dietro un riparo e affinando il proprio udito. Naturalmente disattivando l’opzione la tensione si fa molto più palpabile e l’esperienza di gioco decisamente più gratificante.

A un gameplay solido e familiare si aggiunge un comparto tecnico di prim’ordine. Graficamente abbiamo visto di meglio su PS3 e X-Box360, e probabilmente non si raggiunge la magnificenza visiva di Uncharted3, ma le varie ambientazioni fanno il loro dovere, ricreate con cura e dovizia di particolari. A lasciare veramente a bocca aperta, però, ci sono le animazioni dei protagonisti. Impossibile non rimanere rapiti dagli occhioni imploranti di Ellie o dalle espressioni di Joel, autentico specchio delle crepe che via via si aprono nella corazza emotiva dell’uomo.

I filmati d’intermezzo, mai invadenti e mai più lunghi di cinque minuti (Hideo, prendi nota!!!), sono montati con un gusto registico di altissimo livello, e in certi frangenti spaccano letteralmente il cuore in due. Graditissima la possibilità di rivederseli (e lo farete, tantissime volte) nella comoda Galleria.

The Last of Us – Sonoro e Musiche

Capitolo sonoro e adattamento: anche qui, niente di meno dell’eccellenza. Il doppiaggio originale è semplicemente straordinario, e quello italiano fa assolutamente la sua parte. Non condivido molto la scelta delle due voci principali (Ellie ha una voce ben più matura dei suoi quattordici anni), ma a livello di professionalità, veramente nulla da eccepire. Più che discreta anche la traduzione dei dialoghi, con alcuni svarioni qua e là, dovuti probabilmente all’esternalizzazione degli adattamenti a traduttori che, tapini, non hanno nemmeno la possibilità di testarlo, il gioco. Con tali (discutibili) premesse, non è davvero possibile fare di più.

Meravigliosa anche la colonna sonora curata dal compositore argentino Gustavo Santaololla, alla prima esperienza con un videogioco. Strumentalmente siamo vicini alle suggestioni di un’altra colonna sonora indimenticabile, quella del primo Silent Hill, curata da Akira Yamaoka. Ma il tono generale è meno opprimente, in particolari frangenti addirittura disteso (ve ne accorgerete giocando).

The Last of Us
Il livello delle animazioni dei protagonisti è assolutamente fuori parametro.

The Last of Us – Qualche difetto

Ma è davvero privo di difetti, The Last of Us? Naturalmente no.

Sul solco della tradizione Naughty Dog, gli si può imputare una non eccezionale varietà di situazioni di gioco. E anche per quanto riguarda il capitolo innovazione, di nuovo non c’è proprio niente. Si tratta sostanzialmente di una versione ulteriormente rifinita degli aspetti migliori della saga di Uncharted.

Considerazioni Finali – Pro e Contro

Basta questo a sminuire il valore dell’opera? Anche qui la risposta è la stessa: naturalmente no. Perché l’equilibrio tra i vari elementi che compongono un videogioco, quelli esaminati nei paragrafi qui sopra, raggiunge con The Last of Us un nuovo livello. Per questo l’opera di Naughty Dog diventa immediatamente il nuovo standard qualitativo cui ogni casa di produzione deve guardare d’ora in avanti quando si cimenta con un gioco d’avventura. Non solo perché, semplicemente, regala al giocatore l’esperienza più toccante e dirompente di sempre a livello emotivo, ma perché l’armonia in cui coesistono tutti gli ingredienti che fanno grande un videogioco non ha mai suonato così bene.

E cos’è l’armonia, se non il bello nella sua espressione più pura? Ah, ma di questo forse ne ho già parlato…

Pro:

  • La più bella storia mai narrata da un videogioco.
  • Ritmo di gioco scandito alla perfezione.
  • Interpretazione magistrale.

Contro:

  • Sporadiche imperfezioni grafiche.
  • Potrebbe apparire eccessivamente lineare.
  • Nessuna reale innovazione.

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