La questione sulla privacy non regge più da quando internet è entrato nelle nostre case, il discorso si è fatto ancora più inutile da quando internet è entrato nelle nostre tasche.

Dati, tanti dati in possesso dei brand che possono essere utilizzati per molti scopi. Uno dei più diffusi è quello di tracciare la nostra posizione.

Quante volte vi sarà successo di aprire una singola applicazione e di vedere la classica richiesta di accesso alla posizione per migliorare la resa del servizio? Milioni e milioni di volte e non basta più negare le autorizzazioni perché secondo una ricerca effettuata da alcuni ricercatori dell‘Università di Washington, per tracciare gli spostamenti di una persona bastano semplicemente gli annunci pubblicitari su smartphone.

Tranquilli, non è esattamente così semplice essere tracciati attraverso la pubblicità su smartphone. Il team di ricercatori ha utilizzato un budget relativamente piccolo per effettuare i loro test.

Hanno utilizzato dieci Motorola Moto G  e una somma di 1000 Dollari da investire in pubblicità mobile mirata. Utilizzando alcune piattaforme per il piazzamento specifico di pubblicità hanno ricreato una sorta di mappa di una determinata zona di Seattle.

Il piazzamento di pubblicità avviene all’interno di Talkaton, una semplice app per messaggi e chiamate che è predisposta a visualizzare banner pubblicitari. Ogni volte che questa app viene aperta nella zona delimitata per la ricerca a Seattle, un banner pubblicitario permette ai ricercatori di capire che lo smartphone era li, che la persona era in quel posto.

Non si tratta di accesso diretto alla posizione ma di una sorta di mappa pubblicitaria dove semplicemente visualizzando un banner che solo in quella zona può essere visto, è possibile determinare la posizione con uno scarto di circa 6 minuti dalla realtà.

Commute Graphic FINAL

I ricercatori hanno dimostrato che utilizzando di giorno in giorno questo metodo di traking è possibile conoscere dove una persona abita, le abitudini, il posto di lavoro e tanti altri dati.

La ricerca apre nuovi scenari per la questione della privacy, il quadro delineato tende ad azzerare ancor di più la possibilità di non essere costantemente monitorati. Ormai non basta più semplicemente negare un’autorizzazione oppure spegnere dati e GPS.

Nessuno gridi allo scandalo, questa ricerca ha comunque evidenziato dei limiti importanti. Il primo è l’utilizzo di app specifiche che permettono la visualizzazione di pubblicità mirata, il secondo è la possibilità ristretta di tracciare solo determinati soggetti. Un test interessante, non fa paura ma di certo non disegna uno scenario futuro troppo tranquillo.

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