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Secondo uno studio, la maggior parte degli studenti non è in grado di distinguere tra notizie vere e bufale

Più di uno studente su due è privo della capacità di utilizzare la propria coscienza critica per valutare la veridicità delle informazioni su internet

Per l’internauta consapevole, valutare la veridicità delle notizie reperite in rete è oggettivamente un gioco da ragazzi. Ma chi pensava che le bufale fossero un problema solamente per gli adulti impressionabili, e dunque per chi non è un nativo digitale, potrebbe essere costretto a ricredersi. Secondo uno studio condotto dall’Università di Stanford, infatti, la maggior parte di 7804 studenti appartenenti a scuole medie, licei e college/università coinvolti nell’inchiesta non sarebbe in grado di identificare autonomamente una notizia falsa. Si tratta naturalmente di una questione che tocca da vicino anche l’Italia, paese tristemente noto per l’analfabetismo funzionale imperante.

La percentuale di creduli è risultata essere maggiore tra gli studenti delle scuole medie; impressiona però il fatto che gran parte degli studenti più anziani non sia capace di smascherare le frottole o le truffe più banali. Più di due terzi degli studenti di scuola media intervistati non si è posta il problema di mettere in dubbio la veridicità di un annuncio di prestiti palesemente truffaldino, mentre quasi il 40% degli studenti liceali non ha messo in discussione affermazioni evidentemente false riferite ad una fotografia priva di fonte. Fonti, queste sconosciute.

studenti non sanno identificare bufale su internet

Ma per quale motivo così tanti studenti sono privi della capacità di valutare criticamente l’autenticità di una storia o di una notizia? A quanto pare molti di essi hanno posto l’attenzione più sulla forma che sulla sostanza: la legittimità e credibilità di una notizia è stata valutata in base al suo aspetto piuttosto che in base alla qualità dell’informazione. Una foto di grandi dimensioni e ricca di dettagli è sufficiente per rendere credibile un post su Twitter, anche se il contenuto risulta essere incompleto o scorretto. Purtroppo sono numerosi anche gli adulti che reagiscono nella stessa maniera, ma gli studenti costituiscono probabilmente la categoria più vulnerabile.

La soluzione, a detta del Wall Street Journal – e si tratta ovviamente di una opinione condivisa da molti -, è molto semplice: è necessario migliorare l’istruzione: occorre insegnare agli studenti a verificare le fonti, interrogarsi sulle cause e, più in generale, esercitare la propria coscienza critica. Lo studio evidenzia tuttavia la responsabilità che la rete e molti genitori condividono: Facebook e Google dovrebbero aumentare i propri sforzi nel combattere la disinformazione, mentre i genitori dovrebbero mettere in guardia i propri figli dai rischi inerenti all’utilizzo improprio di uno strumento come internet.

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