Apple Keynote • Come rendere insopportabili gli ottimi iPhone SE e iPad Pro da 9.7 pollici

Apple presenta il nuovo melafonino da 4 pollici iPhone SE e l'atteso iPad Pro a 9.7 pollici: dispositivi assolutamente interessanti macchiati da una presentazione e da interpreti non all'altezza. E non può che scapparci l'editoriale semiserio.

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Avviso per i lettori: questo editoriale rispecchia, tra il serio e il faceto (sta a voi decidere quando l’una cosa e quando l’altra), unicamente (?) le opinioni dell’autore.

Qualcuno si ricorda di Steve Jobs? Il compianto fondatore di Apple, spentosi dopo una lunga lotta contro la sua malattia nell’ottobre del 2011, era Apple in persona, e lo è ancora. A parte il genio che lo contraddistingueva, quel che Jobs aveva, e che evidentemente chi lo ha succeduto non ha, è il carisma: quell’innato e arguto senso della misura che, se sorbito nella giusta quantità e nel giusto contesto, è capace di trascinare le folle.

I protagonisti del Keynote di oggi sono stati l’iPhone SE e l’iPad Pro da 9.7 pollici. Ci auguriamo che l’evento sia ricordato per il lancio ufficiale di questi due oggetti, questi due prodotti che possono piacere o non piacere, ma che rappresentano l’ultimo ritrovato di un’azienda che, volente o nolente, ha partecipato e continua a partecipare e ad essere protagonista della storia della tecnologia. Vorremmo invece scordarci – si spera, nel più breve tempo possibile – i protagonisti in carne e ossa del Keynote. Alcuni li conosciamo, altri meno. Il loro nome importa poco, ma alcune delle parole che hanno pronunciato sono così infelici che, da sole, hanno guastato l’atmosfera e il palcoscenico.

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Cominciamo, ovviamente, dall’inizio. Anzi, da prima: l’evento è visibile in diretta sul sito Apple solamente a chi possiede un prodotto Apple (e per giunta recente) e, non si sa perché, per gli utenti di Windows 10 che usano Edge. Gli altri non sono benvenuti. Questione di requisiti software? Forse, ma più di qualcosa non quadra. Ad ogni modo, l’applauso iniziale accompagna l’ingresso di Tim Cook. Fine stratega, Tim Cook: lascia ad altri l’oneroso compito di presentare i due prodotti di punta (e di far imbestialire chiunque abbia una coscienza critica), limitandosi a qualche commercio di circostanza. Nessun danno alla reputazione; fugace come un’ombra.

Il Keynote sembra cominciare male: sapevamo fin dall’inizio che Apple ha spostato strategicamente la data dell’evento per mettere pressione sui giudici della corte federale che domani dovrà deliberare sulla questione sicurezza. Apple sarà o no costretta a realizzare un software che permetta ad Apple di sbloccare i suoi telefoni? Lo sapremo domani. E intanto l’accenno iniziale alla questione sicurezza, operato dallo stesso Cook, non può che mettere a disagio i pochi e – a dirla tutta – poco convinti spettatori: o siete con noi, o contro di noi. Si tratta di una questione di estrema importanza, sia bene inteso, ma fare gli onori di casa in questo modo non è certo il metodo migliore per cominciare.

La parola passa alla prima intermediaria, che sembra finalmente riuscire a rasserenare gli animi con un discorso sull’impegno ecologico di Apple: l’azienda mira a realizzare prodotti che siano al 100% ecosostenibili, grazie a enormi distese di pannelli solari, alla piantagione di alberi per abbattere l’impatto delle confezioni all’interno delle quali vengono venduti i prodotti Apple, e al riciclo: al pubblico viene presentata la simpatica macchina LIAM, capace di disassemblare gli iPhone per riciclarne ogni singola parte. Quando LIAM smonta una batteria dall’iPhone nel video rendering proiettato in sala, scappa a noi una risatina: piacerebbe tanto anche a noi poter rimuovere, sostituire e riciclare quella maledetta batteria, che invece, per “scelta aziendale”, non è removibile.

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E se volete riciclare il vostro prodotto Apple – ovviamente per comprarne uno nuovo, uscito 6 mesi dopo -, affidatelo di nuovo ad Apple tramite il programma Apple Renew: l’azienda provvederà a riciclarlo per voi o, chi lo sa, a formattarlo e immetterlo nuovamente nel mercato. Beh, in ogni caso, sempre meglio riconsegnarlo alla casa madre che lasciarlo bruciare, martellare o addirittura sparare da qualche individuo – che preferiremmo non conoscere di persona – a caccia di visite su YouTube.

L’intermediario che segue ci parla di ResearchKit e CareKit. Si tratta di programmi realizzati da Apple per raccogliere, tramite le apposite app, dati statistici relativi a diverse patologie per studiarle e contribuire alla ricerca. Un impegno nobile, nobilissimo, che però, almeno mediaticamente, è stato proposto in una maniera che oserei dire raccapricciante. Apple è una delle aziende più influenti del mondo, e dovrebbe stare molto attenta a come si comporta pubblicamente e al messaggio che manda ai propri utenti. Di che messaggio parliamo?

Tramite l’app dell’iPhone, in poche ore è stato allestito il più grande studio sulla malattia del Parkinson di sempre“. Ma scherziamo? I dati rilevati da una applicazione per smartphone in poche ore dagli utenti e mediati da un algoritmo (e non da personale preparato) sono giudicati solo ed esclusivamente per la loro quantità, e costituirebbero la più grande contribuzione allo studio del Parkinson che sia mai stata fatta? Certo, quel materiale arriverà a chi di dovere: il progetto è realizzato in liaison con decine di importanti istituti.

Ma il messaggio che si manda è a dir poco pericoloso, oltre che fuorviante: qui si parla di dati raccolti in poche ore con gli iPhone. Vogliamo ridicolizzare la malattia, anni di faticoso studio e ricerca, per vendere un prodotto di lusso? Vogliamo forse dire che solamente chi si può permettere di comprare un telefono da 500 dollari ha il diritto di beneficiare di questo programma?  Vogliamo piegare al merchandising il dolore delle persone, facendo passare il messaggio che l’utilizzo di un’app è più importante dell’interazione con un professionista che ha impiegato decine di anni per diventarlo? Vogliamo prenderci gioco di chi soffre davvero, e sa perfettamente quanto a volte sia difficile anche solo riuscire a confrontarsi con un medico specializzato – senza contare che spesso e volentieri non ce lo si può permettere, e bisogna aspettare mesi per una visita con l’operatore sanitario nazionale?

Sia ben chiaro, come detto, l’impegno è nobile e, al di là dei sospetti che sempre aleggiano quando vediamo grandi nomi comparire davanti allo schermo – ne abbiamo viste di tutti i colori anche solo in Italia sulla sanità, pubblica e privata, e un accordo di facciata con una grande multinazionale può portare nelle tasche tanti soldini -, non voglio macchiarmi di qualunquismo, e sono anzi speranzoso. Se tanti nomi importanti hanno deciso di partecipare a questo progetto, certamente ci sarà un vantaggio da trarne. E non vedo l’ora di vedere che grandi balzi in avanti sullo studio del Parkinson sono stati fatti grazie ai progetti di Apple, o di chiunque altro.

Quel che voglio dire è che il modo di porre la questione all’interno del Keynote è stato a dir poco imbarazzante: non me ne sono accorto solamente io. Dopo aver visto una carrellata di modelli immortalati nell’interagire con l’iPhone, ovviamente sorridendo, e ovviamente usciti da una rivista di moda per l’abbigliamento, immersi in una musichetta orpellante, e medici usciti da qualche rivista di fitness maschile, armeggiare, ancora più ovviamente con un Mac (perché i buoni medici possono solo avere un Mac), sui dati ricevuti dalle applicazioni, nemmeno il pubblico se la è sentita di offrire un caldo applauso.

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E vogliamo parlare della madre che, tenendo in braccio una bimba, la sottopone alla tortura Apple per valutarne l’apprendimento, sorridendo insieme a lei, in una scenetta inquietante che vede l’interazione uomo-macchina prevalere su quella umana, e l’affidarsi ad una app di un telefono di lusso prevalere sull’interazione medico-paziente? Se questo è il futuro, io non voglio farne parte. Ripeto, lungi da dietrologie e qualunquismo, se una multinazionale, per parlare di cose serie come la ricerca sulle malattie, deve per forza attendere la presentazione del nuovo iPhone, allora qualcosa non va. Alla faccia di chi i 500 dollari li dona alla ricerca, o di chi nemmeno si può permettere una visita specialistica. Grazie, Apple. Il tuo programma di ricerca è certamente una bella cosa, ma vorremmo parlarne senza essere bombardati da una ideologia socialmente iniqua e pericolosa. Vorremmo che ci facessi capire che non è una operazione di facciata. E se veramente, come tutti speriamo, non lo è, ci hai fatto credere il contrario.

Chi ha studiato retorica e conosce Aristotele sa cosa è il pathos: la capacità di muovere gli stati d’animo della gente per rendere più accettabile un dato argomento/proposizione. E dopo aver assistito alle struggenti storie di modelli e modelle da copertina che affrontano felicemente la propria malattia internati davanti ad un telefono da 500 dollari (il modello più economico, eh) che li guarirà con l’app gratuita, gli animi sono cotti a puntino per la presentazione dei prodotti commerciali Apple. Che casualità.

Ecco Apple Watch ed i suoi nuovi cinturini in nylon: vorremmo osservarli meglio, ma la cosa dura meno di un minuto, forse. Meglio lasciare il passo a prodotto più costosi e remunerativi. In questo caso, è veramente meglio: per quel poco che si è potuto vedere, le combinazioni di colori sono veramente orripilanti. Ma qui è solo questione di gusti. Forse sono troppo innamorato dei movimenti meccanici economici.

Passiamo ad Apple TV. Aggiornamento software, gratuito. Scatta timido l’applauso. Grazie Apple: e dopo quel che abbiamo pagato l’hardware, dobbiamo pagare pure per gli aggiornamenti?

Ed ecco finalmente l’iphone dei nostri sogni. Perché fare un nuovo modello da 4 pollici? 30 milioni di iPhone da 4 pollici sono stati venduti nel 2015. Perché, secondo Apple, alla gente piacciono piccoli, specie se è il loro primo acquisto, e soprattutto in Cina. Non si capisce bene perché questo dovrebbe convincerci ad acquistare il nuovo iPhone SE, ma d’altronde sappiamo bene anche in Italia cosa succede quando un’azienda – vedasi, ad esempio, la nostra carissima tv nazionale – crede che essere autoreferenziale fino al midollo costituisca il miglior servizio da offrire ai cittadini/clienti.

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Passiamo all’hardware: l’iPhone SE è 2 volte più potente dell’iPhone 5S, e ha un comparto grafico 3 volte più potente di quello dell’iPhone 5S. Poveri i possessori dell’iPhone 5S: che botta. Il vostro telefono è obsoleto, e dovete cambiarlo. L’iPhone SE ha una bellissima fotocamera da 12MP: la migliore che sia mai esistita. Se lo dite voi. Peccato che ci si scordi di dire che la fotocamera frontale dell’iPhone SE sia da 1.2MP. Ad Apple non piacciono i selfie. Neanche a me, ma a quanto pare il motivo è un altro: perché nel 2016 Apple propone un altro telefono con 16GB di memoria, e a 100 dollari in più il modello da 64GB? Forse vuole incrementare il margine di guadagno su un componente che in realtà in fase di costruzione costa pochi euro? Forse, eh… Peccato, perché al di là di queste due pecche, l’iPhone SE sembra proprio un bel telefono.

È ora il turno della nuova versione di iOS. L’80% di utenti Apple usa la versione 9 di iOS. E qui scatta la frecciatina: questa è più che legittima. Quanti usano l’ultima versione di Android? Il 2%, secondo Apple. Non sappiamo se la percentuale sia veritiera, ma sicuramente la frammentazione di Android è imbarazzante, e non può che attirare sberleffi da tutte le parti. Forse il futuro Android N migliorerà in parte la situazione. Intanto, Google deve accettare le critiche perché il problema è reale.

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Parliamo infine dell’iPad Pro da 9.7 pollici. Una gran bella bestia, anche se il bombardamento di finte interviste in video con professionisti che hanno deciso di utilizzare unicamente il loro nuovo, meraviglioso iPad Pro per tutte le loro attività professionali (speriamo che abbiano potuto scaricare l’IVA) è tedioso e si prende gioco dell’intelligenza di chi osserva  – specie alla luce delle critiche ricevute proprio dal precedente iPad Pro – con desiderio il prodotto, nella speranza che l’orpellamento ceda il passo alle caratteristiche tecniche del prodotto. Sarebbe meglio, visto che sono di tutto rispetto. Naturalmente, secondo Apple, i migliori artisti non hanno mai provato una scrittura virtuale su tablet di questa qualità: povera Wacom.

Ma ecco, il Keynote tocca il suo apice. Prima la pernacchia a Microsoft: gran parte degli utenti che comprano un iPad Apple sono ex-utilizzatori di computer. Sì, di schifosi PC, dei veri e propri pentiti. Sarà. Ma ecco la perla: “Ci sono 600 milioni di persone che usano un PC più vecchio di 5 anni. Questo è molto triste“. Ovviamente, con annessa una risatina, chiaramente preparata. Da qualcuno che non dovrebbe mai più sceneggiare una farsa del genere. E la risposta del pubblico è fredda, freddissima. Risate di circostanza, dettate da neuroni specchio che nella sala dell’evento funzionano decisamente male. Probabilmente qualcuno ha colto, e prova un brivido di disgusto. È questo il mondo in cui viviamo.

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È molto triste che 600 milioni di persone usino un PC più vecchio di 5 anni. Già, è molto triste. Dovrebbero comprare un iPad Pro da 9.7 pollici, naturalmente. Questo è il messaggio. Peccato che molti tra i 600 milioni di persone che utilizzano un PC più vecchio di 5 anni e scatenano la risata del presentatore Apple – si spera, non dell’utente Apple – forse continuano a utilizzare lo stesso PC da oltre 5 anni perché non se ne possono permettere uno nuovo. E se non se ne possono permettere uno nuovo, magari non possono permettersi un iPad Pro da 9.7 pollici. E se vogliamo dirla tutta, forse c’è anche gente che non se lo può manco permettere, un computer.

Avrei voluto interrompere la visione del Keynote, ma dovendo scrivere un articolo era mio dovere sorbirmelo tutto, fino alla fine. Sì, sappiamo bene che l’attuale sistema sociale prevede le classi, e che ci sono prodotti dedicati alla classe ricca, e prodotti mainstream. Gli spazi sui giornali dedicati agli abbienti – es: Financial Times – si vendono a caro prezzo e riguardano orologi, auto e altri prodotti di lusso. Gli spazi sui tabloid valgono poco e niente e sono strapieni di annunci riguardanti finanziamenti e prestiti. Sono per i poveri.

Sappiamo benissimo che è così che il mondo gira, e non farsene una ragione significa farsi del male. Ma la risatina, no. Lo screanzato e abietto bullismo di chi nemmeno sa cosa voglia dire non potersi permettere qualcosa, no. Non vogliamo vederlo, almeno non all’interno del Keynote Apple. Dove sono finiti i tempi di Jobs e del Mac vs PC? Tempi in cui queste cadute di stile erano rare. Mi dispiace Apple: non comprerò il tuo iPhone Se, né il tuo iPad Pro da 9.7 pollici, nemmeno se potessi permettermeli. Nemmeno se fossero – e lo sono, per molti versi – ottimi prodotti. Non li comprerò perché ho seguito il tuo Keynote. Magari la prossima volta potete provare a cambiare regista ed interpreti. E allora chissà, comprerò un iPhone.

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Ah ecco: lo sapevo, ho fatto bene a resistere e continuare a vedere gli ultimi minuti dello streaming. Apple ci mostra i suoi magnifici accessori: l’accessorio per il supporto allo standard USB, e l’accessorio per montare una SD card. Ovviamente esterni e con cavo. Ho fatto bene ad aspettare: almeno l’ultima risata me la sono fatta io.

P.S. Chiedo scusa per la scarsa qualità delle immagini. Non ho un Mac e non ho una macchina con Edge, quindi le immagini sono tratte da uno streaming che ho trovato su YouTube.


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