L’accusa è di quelle particolarmente gravi: da circa 10 anni infatti il governo cinese si sarebbe reso protagonista di attacchi hacker ai danni di diverse aziende ed agenzie governative in alcuni Paesi asiatici tra cui India, Malaysia, Vietnam, Thailandia, Nepal, Singapore, Filippine ed Indonesia. A sostenerlo è la società di sicurezza FireEye. L’accusa comunque al momento va presa con le dovute precauzioni perché, come afferma lo stesso Bryce Boland, APAC CTO di FireEye,

Non c’è alcuna “arma del delitto” che provi senza ombra di dubbio che si tratti di operazioni condotte per conto del governo cinese, ma tutti gli indizi sembrano comunque puntare in questa direzione.

Secondo Boland gli indizi, raccolti in mesi di ricerche, consisterebbero in un manuale operativo scritto in cinese, un codice base anch’esso a quanto pare realizzato da sviluppatori cinesi e un dominio registrato a nome di una sedicente “compagnia del té” con sede nella Cina rurale. Infine il CTO ha sostenuto che anche il tipo di obiettivi, non rivelati, fornisce importanti indizi che puntano sempre verso la Cina.

I loro obiettivi possiedono informazioni molto utili al governo cinese ai fini di intelligence su argomenti chiave di politica ed economia della regione del sud-est asiatico, per questioni militari e riguardo a territori contesi e argomenti per la leggitimazione del Partito Comunista Cinese.

cina 10 anni di cyberspionaggio

ha aggiunto infatti ancora Boland. Certo, in tutti questi indizi non vi è nulla che possa dimostrare senza ombra di dubbio la presenza diretta del governo cinese, a compiere le azioni potrebbero anche essere state delle agenzie che poi hanno venduto el informazioni alla Cina, o addirittura crew indipendenti di hacker, ma certamente le attività di spionaggio provenienti dalla Cina non sono una novità, visto che in passato addirittura gli USA bandirono dal proprio mercato i device prodotti da alcune aziende, adesso piuttosto note, con l’accusa che i loro prodotti “spiassero” in qualche modo i dati che gestivano.

FireEye avrebbe già fornito il proprio report a diverse agenzie di spionaggio internazionali, ben prima di renderlo pubblico, anche se ovviamente Boland non ha voluto essere più specifico.

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