Nintendo è stata al centro di una grossa polemica nelle scorse giornate per aver chiuso il servizio di messaggistica privata PostBox senza alcun avvertimenti preventivo. Questo servizio dava la possibilità di inviare messaggi privati fra console portatili Nintendo, mediante un codice di identificazione (una sorta di indirizzo mail ma formato da un ID numerico).

I nintendari di ogni parte del mondo si sono ribellati alla nota casa videoludica che, colta dall’enorme arrabbiatura generale, ha deciso di pubblicare le reali motivazioni di questo blocco del servizio. Secondo quanto è trapelato da un incontro stampa, Nintendo si è ritenuta responsabile di un fatto di cronaca che ha coinvolto due uomini (di 49 e 36 anni) che si sono “intrattenuti” in una camera d’albergo con una dodicenne conosciuta proprio attraverso Nintendo PostBox. Nello stesso periodo, pare sia stato beccato un importante giro di materiale pedopornografico.
A questo, si aggiunge anche l’adescamento: un 44enne è stato arrestato per aver richiesto (e poi ricevuto) materiale osè inviatogli da alcune  bambine dagli 11 ai 12 anni. Una situazione davvero incresciosa che ha visto Nintendo prendere rapidamente i ripari.

Ora, non è volontà nostra fare i bacchettoni e difendere questo gesto o attaccare senza esitazioni la Grande N per la decisione presa, però c’è da dire che di servizi di messaggistica privata che con facilità danno la possibilità d’inviare foto e video ce ne sono a bizzeffe. Anche senza l’uso di codici ID. Chiudiamo anche tutti i Facebook Messenger, Whatsapp, Line, Kik, WeChat e compagnia bella?

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