Nel corso della giornata, la polizia tedesca ha effettuato diversi raid nelle abitazioni di persone che avevano pubblicato sulle piattaforme social messaggi di odio razziale. In un comunicato stampa, la polizia federale (Bundeskriminalamt, o BKA) ha confermato che la retata ha coinvolto 60 persone, e che la maggior parte dei sospetti era stata accusata di diffondere contenuti a sfondo anti-semitico, xenofobico ed estremistico.

L’operazione è stata condotta in 14 province, coinvolgendo 25 dipartimenti di polizia. È la prima volta che la polizia si mobilita a livello nazionale per combattere messaggi xenofobi pubblicati su internet. Nel corso degli ultimi tempi, anche a causa della crisi dei rifugiati, la rete social tedesca è stata sommersa da una crescente ondata di messaggi di odio. Nel corso dell’anno passato, la Germania ha accettato più di un milione di rifugiati, la maggior parte dei quali provenienti da paesi dilaniati dalla guerra, come la Siria e l’Iraq. Ciò ha scatenato numerose proteste da parte di movimenti di estrema destra, e numerosi episodi di violenza xenofoba. Secondo un sondaggio condotto dal Pew Research Center questa settimana, sei tedeschi su dieci collegano la presenza dei rifugiati al terrorismo e a un pericolo per l’economia del paese.

razzismo su facebook

Per contrastare questo fenomeno, le autorità tedesche hanno deciso di intervenire direttamente sui social – principalmente Facebook e Twitter. L’anno passato Facebook ha creato una task force deputata alla rimozione di messaggi di odio dopo che il ministro della giustizia tedesco aveva accusato la piattaforma di Zuckerberg di tergiversare e agire in maniera poco efficace contro i contenuti a sfondo xenofobico. A dicembre, Facebook, Twitter e Google hanno sottoscritto un patto di risposta rapida, promettendo di rimuovere i messaggi di odio razziale entro 24 ore dalla loro comparsa.

Holger Münch, capo della polizia federale, ha spiegato le motivazioni dell’intervento: “Gli attacchi ai rifugiati sono spesso esito della radicalizzazione, che spesso comincia sui social network. Non possiamo permettere che queste parole avvelenino il clima sociale del paese”.

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