Spagna – A inizio Aprile è scaturita tutta la vicenda dell’attacco hacker ai server di Sony dedicati ai servizi online della PlayStation 3. Il sistema online della console di gioco denominato PSN, è stato violato da hacker che hanno sottratto 10 milioni di dati personali degli utenti iscritti al servizio, comprese le informazioni delle carte di credito. Veramente una brutta storia per Sony che oltre a rimetterci la faccia ha visto un’esorabile perdita di denaro per gestire tutta la situazione, quantificata in circa 173 milioni di dollari. L’attacco hacker è stato perpetuato dal Team Anonymous, un gruppo di hacker dislocati sul territorio mondiale che collaborano seguendo determinati ideali comuni. La “dichiarazione di guerra” e la successiva offensiva del team di hacker è scaturita dopo che Sony aveva portato in tribunale alcuni frà i più famosi hacker/sviluppatori della scena PS3, compreso GeoHot, ormai famoso per il jailbreak dei dispositivi Apple.

E’ notizia di oggi che la polizia Spagnola sarebbe riuscita a rintracciare ed assicurare alla legge 3 presunti hacker responsabili degli attacchi a Sony e ad altre istituzioni governative, tutti membri del team Anonymous. In un comunicato la polizia ha dichiarato che con questi arresti è stata smantella una delle celle operative del gruppo di hacker denominati Anonymous che agivano nell’ombra.

Gli attivisti adoperano nell’ombra ma sempre sotto la stessa bandiera. In particolare uno degli hacker arrestati avrebbe assemblato nel proprio appartamento nella città portuale di Gijo un vero e proprio server responsabile dell’attacco hacker al PSN di Sony. Ma non solo, lo stesso server sarebbe stato usato nell’attacco contro due banche spagnole, BBVA e Bankia, la compagnia energetica italiana Enel, oltre a siti governativi di Spagna, Egitto, Algeria, Libia, Iran, Chile, Colombia e Nuova Zelanda.

La polizia ha riferito poche informazione sui sospettati, e non è chiaro se i 3 attivisti e il server utilizzato fossero gli unici responsabili dei vari attacchi a Sony, che ricordiamo hanno costretto la società Giapponese a chiudere i servizi online per un mese, oppure solo una costola di un progetto più grande. Le indagini per gli arresti sono iniziate ad ottobre quando lo stesso team aveva hackerato il sito del Ministero della cultura Spagnola per protestare contro la nuova legge dell’aumento delle pene per chi scarica files illegalmente.

La polizia conferma che il team Anonymous fa uso di un software, liberamente scaricabile da chiunque supporti la causa Anonymous, chiamato LOIC ( Low Orbiter Ion Cannon ) che permette di indirizzare l’attacco di tutti i client verso un server prefissato dal team e inondarlo di attacchi DDoS.

A inizio giugno un’altro team hacker LulzSecurity, aveva fatto breccia nei server di Sony Pictures asserendo di aver rubato un milione di dati e informazioni vitali. In realtà sembra che il bottino dell’attacco a Sony Pictures fosse molto più magro di quello dichiarato. Anche Nintendo è stata colpita da un tentativo di cyber attacco da parte di Lulz Security che tuttavia è risultato invano poiché nessun dato è stato sottratto dai server Nintendo.

Se i tre membri sono effettivamente collegati al Team Anonymous sarebbe il primo traguardo nelle indagini dopo mesi di buchi nell’acqua che hanno coinvolto alcune tra gli organi anti crimine più specializzati al mondo, compreso l’FBI. Sebbene sarebbe un duro colpo al Team Anonymous, la struttura del team di attivisti hacker permette di mantenere tutta la struttura in vita anche se viene a mancare una “cella” del team. Di certo il Team Anonymous non resterà con le mani in mano a guardare ed è probabile che nei prossimi giorni tornino a farsi sentire con un nuovo comunicato. La battaglia non è certo conclusa.

Via: New York Times

Ti invieremo un' email a settimana, puoi cancellare l'iscrizione in qualunque momento.

Potrebbe interessarti anche:


LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Scrivi il tuo nome